Roba forte, oggi. Roba forte all’Olimpico, non è giornata da cruciverba, da passatempo, nonostante le previsioni indichino sole splendente dalle parti di Roma nord. Su Lazio-Atalanta solo nuvole, solo pensieri preoccupati. Perché uno stadio semivuoto non è uno stadio e non è certamente il contorno ideale per giocare a calcio. Uno stadio vuoto può intimorire, impensierire, senz’altro far calare la concentrazione molto più di un impianto pieno. E una contestazione al contrario è pur sempre una contestazione. E allora Edy Reja ragiona: i giovani possono aspettare, per questa partita mi servono i big.
Momento decisivo
Gli servono i giocatori esperti, quelli che situazioni così le hanno già vissute, quelli che non si spaventeranno, magari sorrideranno pure all’ingresso in campo. Quelli che, quando gli domandi della contestazione, ti rispondono: «Ho sentito solo rumore». Era Miro Klose, dopo Lazio-Sassuolo. Riferimento non casuale. Anche per quel match Reja evitò esperimenti, andò sul sicuro: età media sopra i 30 anni e via così. Oggi si resterà sotto la soglia dei 30 anni, solo perché Dias è infortunato, Mauri non è nelle migliori condizioni fisiche e Ledesma alla fine ha dato forfait. Onazi sarà l’unico degli undici sotto i 27 anni, mezza squadra ne avrà comunque 30 o qualcuno in più. «Abbiamo bisogno di vincere questa gara, mai come stavolta il risultato è determinante perché un successo potrebbe rivelarsi determinante per la nostra stagione», dice Reja. E allora ecco Klose, perché «un campione come lui fa sempre comodo». Miro è tornato motivato, l’aria della Germania ha fatto nuovamente miracoli. Dentro Marchetti, che «ha bisogno di giocare con continuità ». C’è Biava, che per un pomeriggio ancora metterà da parte quel dolore al piede fratturato a settembre. L’europa League in fondo non aspetta. L’Europa League è una corsa già partita, l’imprevisto dello stadio vuoto va messo nel conto ma non deve influenzare il campo. Questo spera Reja. Roba forte, niente sorprese.
Gazzetta dello Sport
