Oggi. Ore 12.00. Formello. Data, ora e luogo dell’addio di Delio Rossi alla Lazio. Una conferenza stampa congiunta per stringersi la mano sotto ai riflettori (occasione in cui Lotito annuncerà anche il riscatto di Zarate). Un ciclo durato quattro anni, tra gioie e dolori, l’orgoglio di un trofeo e qualche recriminazione. Tecnico e società si lasceranno “in buona” cercando di mettersi alle spalle tutte le polemiche degli ultimi giorni.
«Spero che con la Lazio non sia un addio ma solo un arrivederci», aveva detto Delio Rossi in un’intervista rilasciata a Gigi Marzullo, già sicuro di aver chiuso la parentesi biancoceleste. Un divorzio consensuale e senza strascichi. Peccato che l’attesa di un incontro con la dirigenza laziale gli sia costata la possibilità di sedersi sulla panchina del Palermo e forse, in generale, ogni altra panchina disponibile nella massima serie. Delio Rossi si trova costretto a considerare seriamente la serie cadetta, il Torino lo vuole a tutti i costi e, conoscendolo, non è escluso che accetti la sfida.
Intanto Lotito promette ai tifosi un allenatore importante, ha un obiettivo ben preciso su cui sta lavorando con grande determinazione. Stando alle sue ultime dichiarazioni la scelta di Ballardini sembrerebbe un’ultima spiaggia, una scelta quasi obbligata dalla moria di tecnici del panorama calcistico italiano. Lotito invece è sportivamente innamorato di Massimiliano Allegri. Giovane, intelligente, aperto, umile e capace di gestire una grande piazza come quella romana. Il suo nome resta in pole position ma tante sono le cose da sistemare. Bisognerà innanzitutto ricucire i rapporti con il patron del Cagliari Cellino dopo lo strappo verificatosi con il prestito di Foggia. «Con dieci milioni lo libero» è stata la battuta del presidente dei sardi quando è venuto a conoscenza dell’interessamento della Lazio nei confronti del suo tecnico. Per l’ambita panchina biancoceleste restano in corsa Mazzarri, Giampaolo e Colantuono con il quale Lotito ha in programma un appuntamento telefonico proprio oggi. Parafrasando il vecchio adagio utilizzato dal presidente “morto un papa se ne fa un altro” l’auspicio è quello di poter gridare al più presto “Habemus papam!”.
Fonte: Leggo
