Seduto su una comoda poltrona del volo Roma-Belgrado, Ivan Bogdanov ha brindato alla generosità italiana. E ha fatto bene. In molti paesi del mondo, compreso il suo, non se la sarebbe cavata con uno sconto così alto: sette mesi di galera invece di tre anni e tre mesi (già pochi per quello che aveva combinato). Per lui, abituato alla giustizia serba, è stato come vincere un milione al gratta e vinci. Possibile nei sogni. O in Italia, appunto.
Ma per un teppista che brinda, c’è un’intera nazione che dovrebbe interrogarsi seriamente sul funzionamento della propria giustizia. Non è decente, anche se previsto dalla legge, mandare a casa un delinquente soltanto perché clandestino. È un insulto al buon senso e al lavoro dei poliziotti, che hanno rischiato per arrestarlo. Ma, soprattutto, è un pessimo esempio per quei milioni di persone, bambini e adolescenti compresi, che quel giorno erano allo stadio o davanti alla televisione. Tutti hanno visto quella spavalderia nello sfidare le forze dell’ordine, tutti hanno assistito a quella violenza gratuita. E tutti, oggi, hanno ricevuto il seguente messaggio: anche se fai le cose peggiori, in Italia puoi farla franca.
Abbiamo superato il limite. La giustizia, come dice Berlusconi, ha bisogno di una riforma epocale. Siamo d’accordo. A patto che le modifiche servano, almeno, a snellire i processi e garantire la certezza della pena. Non a concedere nuove scappatoie ai furbetti di casa nostra. Di quelle, come non solo Bogdanov insegna, ne abbiamo a sufficienza.
Leggo
