«Cosa si prova a essere il centravanti più forte di tutti i tempi? Ah, non ho ancora pensato a questa cosa. Adesso sono concentrato per vincere la finale mondiale, la seconda a cui partecipo nella mia carriera. Sono ancora un calciatore con degli obbiettivi. Poi, magari, a fine carriera organizzeremo un party e racconteremo tante cose, anche del record…» . E’ racchiuso pure nei concetti che regala Miroslav Klose il segreto della Germania che ha stritolato il Brasile: una concentrazione assoluta che consenta finalmente di cancellare il cliché di belli ma eternamente perdenti. Dopo quattro semifinali mondiali consecutive, dopo un secondo posto e un’altra semifinale negli ultimi due Europei, la nazionale tedesca sembra finalmente essere matura al punto giusto: forte fisicamente, consapevole mentalmente e feroce.
Dobermann. Contro il Brasile è stata addirittura spietata, come un dobermann quando sente l’odore del sangue e azzanna al collo la preda finché non stramazza. Esanime: «Se i brasiliani ci hanno chiesto di fermarci? Io non li ho sentiti…» ha sorriso candidamente Klose, l’attaccante che con 16 gol è diventato il miglior marcatore nella storia dei Mondiali. Uno in più di un altro brasiliano, Ronaldo, tanto per rendere ancor più opprimente la sconfitta. Ma, anche in questo caso, l’attaccante della Lazio preferisce concentrarsi sugli aspetti collettivi: «Abbiamo giocato una grande partita perché lo abbiamo fatto da squadra: carattere, forza e concentrazione. Due vittorie di fila con me titolare? Ecco, questa è una cosa molto importante: spero che valga anche per domenica, alla finale…» .
Finale. Che, adesso, fa meno paura anche ai bravi, ma spesso sconfitti (sette finali mondiali per tre Coppe) tedeschi: «Dobbiamo mantenere la testa fredda perché non abbiamo ancora fato niente – ha ammonito Thomas Müller – e come non dovevamo deprimerci dopo il nostro amatissimo match contro l’Algeria – ha continuato riferendosi con la sua abituale ironia alle dure critiche piovute addosso dalla stampa dopo quella vittoria – non dobbiamo camminare sulle nuvole ora: non sarebbe un buon metodo. Noi siamo solamente una squadra veramente molto buona» . Poi, certo, sminuire quello che è successo al Minerao è impossibile: «Non riesco ancora a crederci, è una cosa pazzesca. Ovviamente non avevamo previsto tutto questo e perciò vedete come le partite possano prendere una piega imprevista. Noi sapevamo che avremmo dovuto recuperare palla in fretta per entrare negli spazi e l’abbiamo fatto. Loro, a un certo punto, sono crollati di schianto» .
Löw. Schiacciati dalla passione, al contrario della Germania che ha saputo mantenere la “testa fredda”: «Abbiamo affrontato con ordine e con calma la passione e l’ardore iniziali dei brasiliani – ha spiegato Loew – e poi sapevamo che la loro fase difensiva non è organizzatissima e che vanno in difficoltà quando vengono attaccati in velocità. La pressione psicologica ha fatto il resto e dopo il secondo gol il Brasile è crollato. Vede, noi sappiamo bene cosa significhi dovere sopportare l’attesa di un paese: lo abbiamo provato a casa nostra, nel 2006, quando affrontammo l’Italia in semifinale. Per il Brasile, questo è stato troppo e ora per loro sarà difficile risollevarsi. Sappiamo bene che è un risultato storico, ma vi assicuro che nel nostro spogliatoio la gioia non era eccessiva. Siamo contenti, ma nessuno di noi si sente invincibile».
Stefano Salandin
Corriere dello Sport
