Ora la Lazio torna a parlare serbo

Uniti dalle origini e ora anche dalla prospettive. Dusan Basta e Filip Djordjevic, due dei rinforzi biancocelesti, si lanciano all’assalto della nuova avventura facendo leva su un passato in comune che riguarda la loro nascita, non solo calcistica. Serbi accomunati dalla stessa città natale, Belgrado, si differenziano per età e ruolo. Dusan Basta, esterno, compirà trent’anni il 18 agosto. Filip Djordjevic, attaccante, festeggerà i 27 anni il 28 settembre.

Con Zenga
Entrambi hanno cominciato alla Stella Rossa, dove nel 2006, con Walter Zenga in panchina, hanno vinto campionato e coppa Nazionale. Si conoscono da sempre e ora si ritrovano alla Lazio, punto d’arrivo di un destino vestito da labirinto nel percorso delle rispettive carriere. Le loro strade si sono divise nel 2008. Basta passa all’Udinese (l’anno dopo avrà una parentesi a Lecce ), Djordjevic al Nantes. Un distacco che sembrava non offrire nuove opportunità per rivedersi insieme con una stessa maglia, Ora, invece, Basta e Djordjevic sono pronti a giocarsi la grande chance con la Lazio.

Stessa scuola
La loro culla calcistica, la Stella Rossa, ha grandi tradizioni. Come un marchio per una scuola di vita. Dove giocare al pallone passa anche come formazione di principi caratteriali e valori per inquadrare il futuro dei talenti fatti in casa. In qualunque parte del campo si cominci a sognare. Basta ha sempre visto davanti a sé chilometri da divorare, Djodjevic ha sempre adocchiato la porta avversaria come un suo specchio, sin dalla prima partita della sua vita. Il carattere nasce con noi, ma va assolutamente alimentato. Basta e Djodjevic hanno saputo far crescere il proprio temperamento per catturare nuovi traguardi.

La maglia
Anche con personalità diverse, visto che Basta è un tipo molto riservato, pronto a defilarsi dai riflettori che non siano quelli di un campo di gioco. Ma proprio l’esterno ex Udinese si rese protagonista di un episodio che certifica la sua tenacia. Il 23 aprile 2005, al suo primo derby contro il Partizan (ne giocherà otto perdendone, soltanto uno), si ruppe il braccio in seguito a uno scontro di gioco con Albert Nad, sentì subito la fitta lancinante di dolore, ma con decisione provò a convincere l’allenatore a non sostituirlo. Un’immagine che, per i tifosi della Stella Rossa, diventò il simbolo del suo attaccamento alla maglia. A proposito di maglie, anche su Djordjevic c’è un episodio recente che mette in evidenza la sua schiettezza. Non è uno abituato a far giri di parole o a sviare dalle proprie responsabilità. Così nello scorso gennaio quando il Nantes è stato travolto per 5-0 dal Paris Saint Germain, Djordjevic ha subito indicato la chiave di quel k.o: «I miei compagni pensavano a scegliere con chi scambiare la maglie e non a giocare. Questo è il risultato». Due tipi di carattere si apprestano a indossare la maglia della Lazio. Pronti a diventare due cardini del nuovo corso biancoceleste sotto la guida di Stefano Pioli.
Nicola Berardino/Elmar Bergonzini

Gazzetta dello Sport

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