Se e una faccia sorridente c’è, in questa giornata di inverno pieno per la Lazio, è quella di Brayan Perea, al primo gol in biancoceleste. Gli rimproveravano di non tirare mai, allora nel secondo tempo il colombiano ha giocato d’astuzia per beffare mezza difesa dell’Atalanta e firmare un gol del pareggio che sembrava potesse spianare la strada alla Lazio. «E invece quello che conta è che abbiamo perso – ha commentato l’attaccante -. Sì, il primo gol per un centravanti come me è importante, perché mi dà modo di avere più fiducia. Ora dobbiamo solo crescere come squadra». E certo quel “solo” non è poco: “Ma in campo abbiamo fatto vedere dei miglioramenti rispetto alle scorse partite – ancora Perea -. Io stesso devo migliorare nell’affiatamento con i compagni. Anderson? Sì, con lui ho un rapporto speciale».
Al posto di Miro
Il suo impiego ha sorpreso un po’ tutti. Annunciato in settimana, alla vigilia Perea era stato scavalcato da Klose. E invece Petkovic ha dato fiducia al colombiano, alla terza partita consecutiva da titolare. Dagli assist è passato al gol, un po’ per dare ragione a quell’impegnativo paragone del d.s. Tare, che l’ha accostato a Cavani: «Lui è un grande, ma non era un mio idolo. L’accostamento non mi pesa, anzi lo vivo come uno stimolo per la mia crescita. Piuttosto, ora la mia testa è all’Apollon: la Lazio deve ripartire». Proprio vero.
Gazzetta dello Sport
