Moviola in campo: l`esperimento off line della Figc

E vissero tutti felici con la moviola in campo… Beh, se il futuro del calcio mondiale sarà questo è ancora troppo presto per dirlo. Di sicuro, procede spedita e senza intoppi la via italiana che conduce alla sperimentazione della Video assistenza arbitrale (la Var) dalla prossima stagione. Un altro bel pezzo di strada è stato percorso ieri a Roma, quando intorno a un tavolo si sono confrontati Carlo Tavecchio (presidente della Figc), Maurizio Beretta (presidente della Lega A, collegato in teleconferenza), Andrea Abodi (presidente della Lega B) e Marcello Nicchi (numero uno degli arbitri). La quadra che serviva a Tavecchio è stata rapidamente trovata: A e B hanno confermato la loro disponibilità ad aprire le porte alla raccolta dati necessaria alla sperimentazione. Una raccolta dati che sarà opera di un arbitro in attività (accolta, quindi, la richiesta dell’Aia). Tutto questo sarà ratificato martedì dal Consiglio federale. In questo modo Tavecchio potrà presentarsi in Olanda dall’11 al 13 maggio davanti all’Ifab con la cartellina «Italia» completa in ogni parte nella riUNI0Ne che farà scattare in via ufficiale l’ok alla sperimentazione. Dove? In A di sicuro (circa 3 partite a giornata), mentre in B c’è un problema telecamere: gli stadi interessati dovranno averne un numero minimo stabilito dal Board (almeno 5). Problema superabile, ma con tempi e costi da capire.

PARTENZA LENTA Chiariamo subito un punto fondamentale: se l’Ifab dovesse (è quasi scontato) dare il via libera alla Federcalcio per i test in Serie A, non ci saranno nel prossimo campionato errori sanati dalla visione delle immagini. Il motivo? Siamo solo al primo step di un lungo percorso: l’uso allargato della tecnologia è ancora in embrione. O meglio, «off line» per ricalcare la parola scelta dal Board. Tradotto: l’arbitro davanti al monitor metterà nero su bianco le situazioni che avrebbero potuto essere oggetto della Var in quella partita. Lo farà in modo minuzioso, segnando l’episodio e come il replay avrebbe inciso sul risultato. Il foglio poi sarà sigillato e spedito all’Ifab che farà le sue valutazioni. Nessuno, nemmeno il direttore di gara in campo della partita selezionata, saprà nulla. I dati raccolti serviranno a correggere eventuali buchi o a capire meglio le potenzialità della novità. I punti più controversi (sui quali ci sono ancora dubbi) sono: la perdita di tempo e in quali casi si potrà utilizzare la Var. Al momento esiste un protocollo di massima che potrà essere rivisto proprio in base ai risultati della sperimentazione per poi passare al secondo step dalla stagione 2017-2018, quando ci sarà interazione tra arbitri in campo e quelli davanti ai monitor.

I CASI POSSIBILI Ma al momento quando si potrà fare ricorso alla tecnologia? Il protocollo individua delle situazioni tipo che serviranno a sanare «errori chiari». In linea di massima la Var sarà chiamata in causa per sulle reti (resta confermato l’utilizzo dell’Occhio di falco sul gol non gol), i rigori (per valutare se l’irregolarità è stata commessa in area, ma non per giudicare l’intensità di un fallo), l’espulsioni dirette e scambi di identità (dopo un’ammonizione o un rosso) e su situazioni di gesti violenti sfuggiti alla squadra arbitrale (tipo la testata di Zidane al Mondiale 2006). In ogni caso tutto sarà più chiaro dopo la riUNI0Ne Ifab di maggio. Da quella sede Tavecchio e la Figc dovrebbero rientrare in Italia con la moviola (o Var) nella valigia. 

La Gazzetta dello Sport

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