Lazio, una squadra da trasferta

Scappano da casa, con quello che passa il convento si divertono di più in gita, si sentono più forti e protetti fuori porta. Eppure era il contrario. Avanzata e ritirata. S’affacciavano alla frontiera e venivano respinti. Erano casalinghi, il focolare domestico li ispirava. Però? Appena mettevano il piedino fuori, zacchete: arrivava la batosta. Prossima tappa Genova, porto ostico, ma di questi tempi l’approdo non fa paura, cambiare aria fa bene.

IL CAMBIO – S’è capovolta la Lazio, s’è trasformata col cambio d’allenatore e per costrizioni ambientali. Sì, erano casalinghi, ora son pirati. S’è invertito il trend: da zimbelli della serie A in trasferta, i biancocelesti sono diventati primatisti del genere come d’incanto, per metamorfosi rejana. Con Petkovic il cammino esterno era da sequenza fantozziana, decisamente tragicomico: una sola vittoria nel 2013, difese allucinanti spalancavano le porte agli avversari. Prego, si accomodi. Con Reja, allenatore di cervelli ed equilibratore tattico, maestro del mordi e fuggi, è cambiata la musica. Oggi la Lazio si sente ospite all’Olimpico per motivi arcinoti e dà il meglio fuori casa. Procede per sentieri impervi e non se ne cura, alza un muro di gomiti e stinchi, s’arrampica anche a mani nude, induce in tentazione i rivali e li trafigge, colpisce quando può e deve. Tosta, anche armonica, velenosa, pungente, infilza gli avversari allo spiedo, colpisce a domicilio: è questa la Lazio da trasferta, lontana parente di quella impaurita, remissiva che si fa schiacciare nell’arena romana.

I NUMERI – Non solo fuffa, ecco i numeri, specchio fedele della morale. Reja ha ottenuto solo 9 punti in casa a differenza dei 13 strappati in terra nemica. In trasferta la Lazio segna di più (9 reti in sei partite), in casa segna meno (sei gol fatti in sei partite) e non le basta incassare poco (5 gol presi). In casa ha vinto solo una volta nelle ultime cinque partite. Dodici gare totali, è lo score ascritto sul conto di Reja. In trasferta non becca gol da 212’, l’ultimo è stato quello di Peruzzi (13′st di Catania-Lazio, 3-1). Edy ha sbancato Udine, Verona (sponda Chievo), Firenze e Cagliari. Ha impattato a Bologna (0-0), ha lasciato le penne solo a Catania, in una domenica folle. In casa è partito a razzo, ha battuto l’Inter e ha rallentato. E’ vero, ha affrontato Juventus e Roma di fila, ma contro Sassuolo, Atalanta e Milan ha strappato solo un successo (soffertissimo contro i neroverdi), ha perso contro i bergamaschi e s’è presa un pareggio stiracchiato contro i rossoneri. L’Olimpico non è amico, è questo il rimpianto. L’Olimpico non è un fortino, le cause si conoscono, hanno preso il sopravvento, stanno limitando la rincorsa europea e rischiano di comprometterla definitivamente alla luce del calendario finale. A Roma, da domenica in poi, arriveranno Parma, Sampdoria, Torino, Hellas Verona e Bologna.

IL CALENDARIO – Reja si rifugia in trasferta, ha raccolto maggiori soddisfazioni, forse le migliori della sua seconda avventura laziale. Genoa e Gasperini sono trappole insidiose, non sarà facile superarle. I rossoblù sono in forma, in casa hanno messo alle corde la Juventus poco tempo fa, hanno benzina nelle gambe, praticano un calcio veloce, sono organizzati e la sfilza di ex presenti nell’organico genoano rappresenta un pericolo in più. Reja fuori casa ha propensioni precise: le ripartenze lo facilitano (non a caso Gasperini le teme, ieri ha avvertito tutti in conferenza stampa…). La squadra riesce a sfruttare la velocità di uomini come Candreva, Keita e Lulic (oggi squalificato), prendono d’infilata gli avversari. In casa, invece, condizioni ambientali a parte, si fatica a costruire. Petkovic (in un clima meno avverso) dava il meglio all’Olimpico. La verità, forse, sta nel mezzo: servirebbe un giusto mix. A casa, prima o poi, bisogna tornarci e viverci.

Daniele Rindone

Corriere dello Sport

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