Lazio, un tesoro in casa

Ha abbassato la cresta e ha cominciato da studiare dal maestro Klose. Mica per scherzo: Keita ha accorciato il suo taglio di capelli. Più normali, meno eccentrici: cresta solo accennata e colore nero, dopo il biondo tinto delle finali scudetto con la Primavera. Chi gli sta vicino lo ha consigliato così: i capelli da fenomeno potrai permetterteli quando fenomeno eventualmente sarai diventato. Segno del destino, forse. Keita sta crescendo, sta diventando grande in mezzo ai grandi. Il rinnovo del contratto fino al 2017 prima di partire per Auronzo ha segnato un confine. In ritiro, in questo ritiro, si gioca tanto. E allora ben vengano i consigli di Miro, le spiegazioni di Petkovic, le ramanzine di Cana. Non è nonnismo, è un passaggio naturale.

L’assist di Petko…
E certo che in campo, cresta o no, non puoi non notarlo. Keita non è un tipo di giocatore che ti devi mettere con il cannocchiale per capirne i movimenti, le giocate, le potenzialità. Keita c’è, Keita si vede. Nella partitella di due giorni fa ha mostrato un paio di accelerazioni mica male, due-tre dribbling che mentre lo guardavi pensavi: a questo qui non manca nulla. E invece no, qualcosa manca. L’età, l’esperienza. E un po’ di sana scuola guida. Petkovic, due giorni fa, ha fatto capire il suo pensiero sui giovani. Ed è un’apertura totale. «Dipenderà tantissimo da loro, anche quest’anno darò a tutti la possibilità di mettersi in mostra, in allenamento e nelle amichevoli — ha spiegato il tecnico —. Potranno farsi vedere come è già successo a Onazi. Ma cercherò di non bruciarli, li valuterò nei momenti opportuni. In ogni caso, per me non è decisiva l’età: giovani o vecchi, conta solo il valore del giocatore». Concetto poi rafforzato: «Gli ex Primavera faranno parte della rosa allargata per tutta la stagione. Quanti? Le valutazioni le faremo dopo il ritiro, fra un mese. A molti di loro consiglio di andare a giocare. A meno che non dimostrino valore e riescano a rubare il posto ai più esperti».

…e quelli dei compagni
E proprio dai più esperti sta imparando Keita. Scena al termine di un’esercitazione tattica offensiva: l’ex Barcellona, che non aveva eseguito alla perfezione i movimenti, viene preso sotto braccio da Klose. Il colloquio, fitto fitto, dura un paio di minuti. Miro gesticola e spiega al ragazzo come muoversi, Keita annuisce. Come successo con Cana, che durante una partitella gli ha «consigliato» di rincorrere l’avversario diretto, piuttosto che alzare il braccio e chiamare il pallone. Momenti di crescita. Chissà che non servano per rialzarla, quella cresta.

Davide Stoppini

Gazzetta dello Sport

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