ALTA tensione tra Reja e la tifoseria della Lazio. Che fischia sonoramente l’allenatore quando, sul 2-2 contro il Toro e in inferiorità numerica a 6 minuti dalla fine, sostituisce il baby d’oro Keita con Pereirinha: «Un cambio logico, stavamo soffrendo troppo e non potevo chiedere a Felipe Anderson di fare il terzino: serviva equilibrio altrimenti avremmo perso”, spiega Reja. Che poi sbotta quando gli fanno una domanda sul suo futuro, visto l’ambiente sempre più incandescente (anche ieri non più di 12mila spettatori all’Olimpico per la protesta contro Lotito): «Sono un uomo della società ed è normale. Qui sono stati fischiati anche Zoff ed Eriksson che aveva vinto lo scudetto. La verità è che stiamo facendo un mezzo miracolo tra infortuni, espulsioni e torti arbitrali. Ma si parla solo della contestazione. Quando sono arrivato, non si pensava certo di arrivare a giocarsi l’Europa League. I fischi li accetto, ma vorrei finire le partite 11 contro 11». Con quella rimediata da Novaretti, sono ben otto le espulsioni in campionato. A Livorno, Reja dovrà fare a meno dell’argentino e di Radu, diffidato e ammonito. Ma al centro dei discorsi resta l’occasione persa con il Toro: «Adesso — sottolinea il tecnico — per l’Europa League si fa più difficile. Il gol all’ultimo secondo ci permette però di sperare ancora nel sesto posto. Siamo vivi, nonostante tutto». E Candreva, che con 11 reti ha eguagliato il record dei centrocampisti goleador Nedved e Hernanes: «La matematica ci tiene in corsa, dobbiamo crederci fino all’ultimo». Ledesma ce l’ha con l’arbitro: «Stava per estrarre il cartellino giallo per un loro giocatore già ammonito e poi non l’ha fatto. Si usano due pesi e due misure: chiediamo più rispetto».
Giulio Cardone
Repubblica
