E’ l’ultima chiamata per la Lazio, non solo per Petkovic. Lotito, non è un mistero, ha cominciato a interrogarsi sul futuro a breve scadenza, senza abbandonare l’idea principale: confermare il tecnico che aveva scelto nell’estate 2012 e andare avanti, uscendo insieme dalla crisi. Non è un caso che venerdì, dopo uno sfogo notturno in un famosissimo bar nei pressi di Piazza Mazzini, sia piombato a Formello per mettere sotto processo la squadra, non l’allenatore. Il presidente aspetta risposte dai giocatori, ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità, a partire dai big. Sarebbe troppo facile scaricare le colpe sull’allenatore, prendendosi degli alibi. La squadra deve impegnarsi e dare di più. Poi toccherà alla società biancoceleste tirare le conclusioni e valutare (o meno) la posizione del tecnico. Nelle ultime ore non è accaduto niente di tutto questo. Lotito può anche pensare ad un nuovo allenatore (come farebbe qualsiasi presidente), ma non ha ancora avviato le cosiddette consultazioni per un semplice motivo: non ci vuole pensare, ha rinviato questo momento, perché pensa e spera che Petkovic possa tirare fuori la Lazio dalla crisi. Questo è stato anche un periodo sfortunato e gli infortuni hanno peggiorato la situazione. A Cipro il ds Tare raccomandava serenità e tranquillità, allontanando le preoccupazioni e le ipotesi di un cambio della guardia. Meno contenibile il nervosisimo di Lotito, rimbalzato da Roma dopo la trasferta di Bergamo e giovedì notte sino a Nicosia. La società biancoceleste sta tenendo gli occhi aperti e ha messo sotto pressione lo spogliatoio: non intende concedere alibi alla squadra o far pagare a Petkovic colpe non proprie.
– Lotito non ha soluzioni pronte per tamponare l’emergenza e dal tecnico bosniaco ha ricevuto segnali di forza, non di debolezza. C’è stata tensione perché a Petkovic sono state rimproverate alcune scelte e certe pesanti sconfitte. Vlado, anche dopo Bergamo, ha risposto in modo duro agli appunti dei suoi dirigenti. «Se non mi volete, mandatemi via» . Non erano dimissioni. Il contrario. Era un modo forte di chiedere e reclamare la fiducia. Era successo anche a Torino il 31 agosto dopo la sconfitta con la Juventus. Se una società non crede più nel lavoro del suo allenatore, può e deve esonerarlo. Ma costa qualche soldo di più. E il licenziamento non è per adesso nelle intenzioni del presidente Lotito, che ha sempre evitato i salti nel buio. Cambierebbe soltanto nella certezza di migliorare e per dare una svolta pensando alla prossima stagione. Ha un buon rapporto con Sinisa Mihajlovic, ma l’operazione resta complicata per altri motivi. Per traghettare la Lazio sino a maggio, in qualsiasi momento, potrebbe richiamare Edy Reja, che conosce bene lo spogliatoio e accetterebbe un contratto di otto mesi. Sul mercato, tra i giovani, ci sarebbe Devis Mangia, ex ct dell’Under 21, ma ne parliamo solo perché è libero e poi a quel punto la società premierebbe Bollini, tecnico della Primavera, che ne conosce tanti di quei giovani oggi in prima squadra.
– Certamente un cambio della guardia spaventa Lotito perché rischierebbe di interrompere una linea strategica e interferirebbe con le mosse sul mercato. Un nuovo allenatore, qualunque fosse il suo nome, avrebbe totalmente carta bianca. E le sue idee tattiche potrebbero modificare non soltanto gli equilibri di spogliatoio, ma anche contrastare pesantamente con le scelte compiute in estate. Lucas Biglia, tanto per fare un nome, è stato acquistato perché piaceva tantissimo anche a Petkovic, non solo alla società. Il progetto iniziale prevedeva il 4-2-3-1 e l’incognita era legata a Hernanes: fossero arrivate offerte importanti, sarebbe stato ceduto, ma proprio perché il brasiliano non voleva precludersi la possibilità di approdare in un grande club. Oggi sta scoprendo che dovrà lottare e tornare a giocare ai suoi livelli per riconquistare la Lazio, decisa a uscire da qualsiasi equivoco tattico. Non è più tempo di garantire il posto a nessuno.
Fabrizio Patania
Corriere dello Sport
