Lazio, solo Keita si è mosso bene

Nel primo tempo discreto della Lazio c’è da salvare la prestazione di Keita. Ha giocato con personalità, compiendo un altro passo importante in un processo di maturazione che lo porterà nei prossimi mesi a entrare in concorrenza per un posto da titolare. Lo spagnolo-senegalese era l’unico del tridente a capire come interpretare il ruolo di attaccante esterno. Si offriva in appoggio ai centrocampisti per allargare il gioco e dare ampiezza alla manovra, puntava l’uomo per cercare il dribbling e creare la superiorità numerica oppure si accentrava per il triangolo o il tiro dalla distanza. E’ calato (dal punto di vista fisico) nella ripresa e ha peccato d’egoismo in una sola occasione, quando ha tirato invece di cercare l’imbucata o l’assist. Tutta la Lazio era avanzata ai limiti dell’area di rigore. Keita ha ben figurato perché è il prototipo ideale di attaccante esterno da 4-3-3. Il tridente non ha funzionato nel complesso perché anche gli altri due interpreti, Ederson e Floccari, venivano incontro ai centrocampisti e chiedevano il pallone sul piede invece di dettare il lancio in attacco. Altri due trequartisti senza avere lo stesso tipo di effetto provocato da Keita quando ricevevano il passaggio. Così, nel primo tempo discreto della Lazio, si è creata un’ammucchiata a trenta metri dalla porta dell’Apollon Limassol: mancava completamente profondità. Floccari si faceva risucchiare indietro e girava fuori dall’area di rigore, Ederson cercava la giocata tra le linee e solo in una circostanza ha tentato l’affondo verso la bandierina: quando lo ha fatto, Hernanes s’è trovato sul sinistro la migliore occasione della partita. La Lazio fa una fatica enorme ad arrivare davanti al portiere, questa è la verità. Mancano i gol di Klose, è ovvio. Il tedesco, negli ultimi due campionati, aveva trascinato la squadra biancoceleste almeno sino a dicembre. Ora non c’è, viene da un intervento al piede destro e Petkovic ieri sera lo ha lasciato in tribuna. Chissà se giocherà dal primo minuto contro il Cagliari. Brayan Perea, sbarcato a Roma il 15 settembre, oggi si può considerare il centravanti titolare della Lazio. Ha segnato a Bergamo. Ieri, dopo tre presenze consecutive da novanta minuti, è partito dalla panchina ed è subentrato a Floccari nel finale. Il colombiano è bravo e promettente. Ma nel cuore dell’area è rimasta l’unica risorsa disponibile di Petkovic. E non gli si può certo chiedere di risolvere tutte le partite…

Fabrizio Patania

Corriere dello Sport

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