Serve un miracolo per l’Europa, ma serve soprattutto per ricostruire. Solo grazie a una serie di combinazioni e risultati favorevoli la Lazio potrebbe infatti conquistare il sesto posto. E nemmeno un’impresa a San Siro darebbe alcuna certezza ai biancocelesti. Con il deludente pareggio con il Verona, l’ultimo traguardo raggiungibile è diventato un miraggio. Una chimera. Ormai solo Reja e la matematica danno qualche chance di poter centrare un obiettivo che, sinceramente, con tutto quello che è accaduto, resta sempre e comunque di consolazione. Fa comunque rabbia pensare che nei due rocamboleschi pareggi con Torino e Verona, due dirette concorrenti, la Lazio è stata in entrambe le volte due volte in vantaggio. La squadra avrebbe dunque potuto gli stessi punti dell’Inter ed ora sarebbe andata a Milano avendo dalla sua due risultati su tre. Klose e compagni, però, sono di nuovo mancati nel momento decisivo. Un leitmotiv che a Formello si ripete da almeno quattro anni.
GIUSTO CONFERMARLO?
La squadra anche lunedì sera ha messo in evidenza tante lacune, soprattutto a livello difensivo. Ci sono stati errori da parte della società, probabilmente il più grave è stato quello di non allontanare Petkovic a fine settembre, quando i biancocelesti mostrarono i primi segnali di debolezza facendosi rimontare due reti dal Sassuolo ultimo in classifica. Da quel giorno è iniziata una lenta ed inesorabile agonia. Che, alla luce di quello che sta accadendo in questo finale di stagione, potrebbe ripetersi anche con Reja. Il goriziano è però l’ultimo dei colpevoli, perché da quando è arrivato, la squadra si è risollevata, racimolando 29 punti in 17 gare. Non sono pochi, perché facendo una piccola proiezione statistica, se Edy fosse arrivato prima, con questo ruolino di marcia la Lazio ora avrebbe più di sessanta punti.
IL FUTURO
La società già da qualche tempo si era messa al lavoro per costruire un futuro più roseo. Con l’Europa in tasca, l’obiettivo era quello di acquistare, dopo Djordjevic, altri quattro-cinque giocatori, di cui tre in difesa. Ma senza una competizione europea, e con la necessità di ripartire, cosa accadrà? Le riflessioni nascono spontanee, e la prima riguarda il tecnico: è giusto continuare con Reja? La sensazione è che Lotito si avvii a commettere di nuovo l’errore di confermare l’attuale allenatore per mancanza di coraggio, di alternative e, forse, anche di risorse economiche per pagare tre tecnici: Petkovic se vince la causa, Reja, che ha un contratto fino al 2015, e l’eventuale nuovo allenatore.
CHI RESTA E CHI VA VIA
La società sta decidendo anche come e dove rinforzare la rosa. Il rinnovo di Klose è un rischio, perché il tedesco a giugno compirà 36 anni; il riscatto di Candreva non dovrebbe presentare problemi (accordo tra Lotito e Pozzo) così come il prolungamento di Keita e Tounkara e il rilancio di Felipe Anderson. Ma le altre situazioni sono tutte da valutare: a cominciare dalla permanenza del 37/enne Biava (oggi l’incontro) e quella del 34/enne Mauri (ora più no che si). Giocatori su cui è difficile far partire un nuovo progetto. Chi invece finirà sul mercato sono Lulic, a patto che arrivi un’offerta superiore ai 15 milioni di euro, Marchetti, valutato oltre 10 milioni, e la new-entry Onazi che potrebbe andare in Inghilterra.
Daniele Magliocchetti
Il Messaggero
