Uno vive per il gol. L’altro per non farli fare (ma se gli capita li fa anche: e gli è capitato). Uno ha esordito in serie A, l’altro sogna di farlo. Uno è Mamadou Tounkara, attaccante della Lazio Primavera di Simone Inzaghi, l’altro è Michele Somma, difensore centrale della Roma Primavera di Alberto De Rossi. Dopodomani si affronteranno nel quarto di finale che aprirà le Final Eight del campionato Primavera a Sant’Arcangelo di Romagna. Tounkara è spagnolo di origini senegalesi, classe 1996 (è nato il 19 gennaio), scuola doc, la cantera del Barcellona. Somma ha il dna del calcio in famiglia (papà Mario allena, si è seduto da ieri sulla panchina della Salernitana che è di Lotito: un derby anche questo), è nato a Salerno, ma ha vissuto a Latina, classe 1995 (è nato il 16 maggio) e un passato nelle giovanili della Juventus prima di arrivare a Trigoria.
La gioia di Mamadou. Al minuto 81 di Lazio-Bologna, l’ultima di campionato all’Olimpico, Mamadou Tounkara ha toccato il cielo con un dito: esce Miro Klose e il palcoscenico è per lui, arriva l’esordio in A. Alle spalle già un po’ di trofei. Ha vinto uno scudetto con Alberto Bollini e una Coppa Italia, torneo a cui ha partecipato nella prima parte (quella in cui c’era ancora Bollini, poi salito con Reja) ed è tornato per la finale con Simone Inzaghi in panchina. E già, perché in mezzo Mamadou ha dovuto subire un infortunio al ginocchio che lo ha fermato e gli ha tolto la vetrina del Viareggio. Quest’anno non ha mai sfidato la Roma: una volta era squalificato, un’altra infortunato. Nel derby di ritorno in campionato della passata stagione giocò 20 minuti subentrando ad Antic (era stato tesserato da tre mesi). Insomma, il gol al derby gli manca, in questa stagione ne ha fatti 10 in campionato e 2 in Coppa Italia. Attaccante con mezzi fisici impressionante, la sua è una struttura alla Balotelli o alla Welbeck, per intenderci. Mamadou ha fiuto del gol, una progressione potente, gioca da centravanti, ma gioca per la squadra. La Lazio crede in lui, lo porterà ad Auronzo, sarà la terza punta dietro a Djordjevic e Klose. E a conferma di ciò c’è il contratto firmato fino al 2018, solo da ufficializzare. Dopodomani sulla sua strada troverà un difensore arcigno. Parliamo del giallorosso Michele Somma.
La voglia di Michele. Somma appena arrivato dalla Juve ha cominciato vincendo: il 5 settembre 2012, Roma che aveva conquistato la Coppa Italia proprio contro i bianconeri e impegnata in Supercoppa, nel 2-1 all’Inter entrò al minuto 82 sostituendo Matteo Ricci. E tra quelli che alzavano il trofeo c’era anche lui. Pian piano ha convinto Alberto De Rossi, ha mostrato anche la giusta duttilità imponendosi da terzino destro. Ma il suo ruolo è quello di centrale di difesa, un marcatore che sa stare incollato sull’uomo, ma ha mostrato buonissime capacità anche nella fase di impostazione. Sono le stesse qualità che hanno colpito il ct dell’Under 19 Pane: Somma è sempre stato nel giro azzurro delle giovanili, con Pane ha messo anche la fascia di capitano della nazionale. Centottantatrè centimetri (Tounkara gliene prende tre, ma cercherà di sopperirli tutti con la sua grande elevazione, altra qualità importante), è pronto al grande duello con la gazzella biancoceleste. E attenzione, perché le qualità in elevazione lo hanno anche assistito in zona gol: ne ha fatti tre, uno pesantissimo nel play off con la Sampdoria (la rete dell’1-0, poi la gara è finita 2-0). Somma ha fatto gol anche alla Lazio, il 9 marzo scorso a Formello: la rete dell’1-1 di un derby finito 3-2 per i biancocelesti. Alla Roma è arrivato in ritardo: quando giocava nella Polisportiva Carso fece un provino all’Axa, non a Trigoria. Si è scelto un modello niente male per il ruolo: Sergio Ramos. Se non ci fosse stata l’Under 19 sarebbe andato ad Orlando con Garcia e la prima squadra. Ma l’obiettivo di Michele resta quello…
Fabio Massimo Splendore
Corriere dello Sport
