Reja ci ripensa. «Zarate è un campione». Il giorno dopo l’attacco frontale all’argentino, l’allenatore della Lazio si è rimangiato tutto: «Ho fatto certe esternazioni perché tengo a Zarate – ha detto a Lazio Style Radio – altrimenti sarei rimasto in silenzio. Mauro deve maturare, ha ampissimi margini di miglioramento e il mio compito è farlo crescere. E’ un patrimonio grandissimo che la società ha messo nelle mie mani e io devo riuscire a trarre qualcosa di più dal suo rendimento dell’ultimo periodo. Una cosa è certa: non si muove da Roma». Strano. Perché mercoledì sera il tecnico era stato chiaro: «Mi dispiace per il pubblico, ma la palla è fatta per undici giocatori e non si può avere la convinzione di saltare sempre l’uomo. L’anno scorso al mio arrivo l’ho messo da parte e mi sono salvato con Floccari e Rocchi, non è un caso. Se continua così prenderò provvedimenti».
Insomma Reja era imbufalito, tanto che prima di lasciare la sala stampa dell’Olimpico si era lasciato sfuggire un «mi sono rotto i c….» eloquentissimo. Ma la polemica non è evidentemente piaciuta a Lotito che – è l’unica spiegazione – deve aver convinto il tecnico a rettificare le accuse. Anche Bruno Giordano, ex attaccante biancoceleste, è critico nel confronti di Reja: «Zarate per me è un giocatore molto forte e quando lo schieri devi sapere quello che ti può dare. E come se tu avessi un terzino e gli chiedessi di fare la prima punta. Quando lo metti in campo sai che cosa ti devi aspettare da Zarate, altrimenti lo lasci in panchina».
Intanto, però, la notizia del litigio tra Reja e Zarate ha fatto il giro d’Europa: in Spagna sono certi che Mourinho abbia chiesto l’argentino come rinforzo a gennaio, in Inghilterra lo hanno accostato al Liverpool. Schermaglie, perché oggi l’attaccante vale non più di 10 milioni contro i 22 spesi da Lotito, una minusvalenza che la Lazio non si può permettere. Reja, infine, ieri ha anche lanciato anche una frecciatina a Ranieri: «Non ho mai saltato una riunione con gli arbitri. Se non mi ha visto, vuol dire che lui non c’era».
Enrico Sarzanini
Leggo
