Ritorno al futuro. Inutile trasecolare dinnanzi alla decisione di Claudio Lotito che per il dopo Petkovic ha scelto Edy Reja fino al giugno 2015, non da traghettatore per 5 mesi come sostenevano i bene informati. Lotito è così: prendere o lasciare. E dopo la suspance si resta un po’ delusi avendo memorizzato per giorni parecchi nomi più o meno importanti per il futuro biancoceleste: Trapattoni, Yakin e Allegri, senza escludere altre soluzioni stravaganti successive al Reja-2 chiaramente provvisorio. Ma di certo i giorni dell’attesa, apparentemente inspiegabili, sono serviti al sessantottenne tecnico friulano per ottenere precise garanzie, forse anche causa dolorose esperienze accumulate nella precedente gestione. Pare un fulmine a ciel sereno, mentre si tratta invece dell’orientamento più scontato cui si potesse giungere fra tante sacrosante perplessità. Così fa male al cuore immaginare la prossima Lazio-Inter preceduta da una panolada di contestazione, almeno volendo dar retta ai social network che avversano l’attuale dirigenza. Inutile inventare una serenità di circostanza: nel mondo biancoceleste il tempo è diventato un gambero, le situazioni si capovolgono quasi in un amen e adesso sembrano addirittura incredibili le maldicenze che formicolano dietro la cacciata di Petkovic, cioè la stessa persona ritenuta pochi mesi fa l’artefice dei privilegi biancocelesti. Vengono le vertigini ma tant’è, mentre muoiono gli ultimi giorni del 2013 con i fan incapaci di capire attraverso quale acrobazia giuridica Lotito potrà ottenere il milione di risarcimento che rivendicherebbe, per giusta causa, dall’allenatore uscente. Sfreccia via presto la gloria dei piedi e da domani riecco lui, il normalizzatore, quell’Edy Reja che se ne era andato soprattutto per l’impossibilità di procedere d’amore e d’accordo con il direttore sportivo Tare. Adesso ha preteso piena autonomia e nessuna interferenza nell’area tecnica, forse convinto di gestire un organico migliore rispetto all’altra volta, quando centrò 45 gare su 90 panchine. Riuscisse a invertire la tendenza replicando il rilancio che firmò quale successore in corsa di Ballardini avrebbero ragione tutti quelli che attribuiscono esclusivamente a mastro Vlado la colpa dei miseri 20 punti fin qui accumulati. Nell’attesa imperversano le maldicenze per dimostrare che il poliglotta di Sarajevo aveva disamorato chiunque, magazzinieri compresi, a dispetto delle apparenze da guardia pontificia che tanto erano piaciute nello scorso girone d’andata. Verità o fantasticherie, si racconta che da settimane i giocatori più delusi, da Ledesma a Gonzalez, da Lulic a Dias, da Biava a Konko, telefonassero al precedente allenatore per risolvere dubbi e combattere quel crescente pessimismo di cui la squadra s’è ammalata. Basta così. E’ giunto il momento di voltare pagina, e per quel che se ne sa il galantuomo di Gorizia ripristinerà alla svelta il gruppo storico, aggiungendo con grande cautela qualche giovane meritevole e in particolar modo Keita. Esiste quindi la probabilità di vedere oscurati nello stravolgimento dei criteri, i presunti “gioielli” acquistati in estate. Ne prenderemo atto. Noi non dubitiamo sul buon senso del vecchio amico Reja. Prima o poi le cose andranno meglio e la Lazio potrebbe ritrovare una propria identità già a partire dall’ouverture-2014 contro i nerazzurri di Mazzarri. Eventualità che ci auguriamo, consapevoli che sono stati ancora rinviati precisi problemi di fondo. Vuoi mettere il futuro affidato a un Guidolin, un Ventura, un Colantuono? Il rilancio della Lazio e della lazialità rimane di la da venire. Perché le risorse economiche non consentono voli ai confini della concorrenza più abbiente, salvo trovare come raramente in passato un tecnico in grado di fare la differenza. Reja ritenta con cuore ed esperienza, l’arrampicata impervia. Buona fortuna.
Franco Melli
Corriere dello Sport
