Perdonateci se imprechiamo sul calendario, tentando di saltar fuori dal buco bianconero della rassegnazione. E meno male che quel brav’uomo di Buffon ci ha dato una mano, rallegrando Klose dopo il tap-in propiziato grazie a una bordata centrale di Hernanes nel festival laziale dei tiri dai 30 metri. Pare il segnale d’una arrampicata cui vengono dedicate perfino le maglie giallo-Tour di circostanza, con in sottofondo il ronzio dei rimpianti causa la partenza impacciata di chi deve riscattarsi. Niente da fare: memorizzata due volte la destrezza balistica di Vidal e quel regalo juventino confezionato per rianimare i lotitiani giusto una ventina di minuti, ora sappiamo che il destino ha inteso solo modificare la procedura della goleada bis. Infatti nel prosieguo la squadra di Formello si accascia come una barca lasciata in secca a metà tragitto, mentre i compulsivi campioni rammentano certi corsari salgariani dentro un mar dei Sargassi messo a soqquadro. Bella forza: nonostante le lamentele di Antonio Conte non esiste in Italia collettivo che valga l’organizzazione juventina addirittura nei lanci di lunga gittata, requisito aggiuntivo evidenziato ieri sera soprattutto nel repertorio di Bonucci, in grado di sfoderare un altro assist-fotocopia a beneficio di Vucinic. Loro sempre assatanati, al punto che gli spettatori non credono nemmeno più ai loro cali di ritmo quando capitano. E davanti il mastro Vlado dei peggiori momenti, quello che avrebbe dovuto preoccuparsi d’irrobustire la fase di contenimento proponendo anche Onazi e non gli inconsistenti Gonzalez ed Hernanes appena visti. E poiché Candreva è l’unico ad avere gamba nonostante sbagli spesso l’ultima cosa, la Lazio va incontro all’ineludibile castigo rovinata da un “profeta” irriconoscibile e nervoso, che consente all’arbitro Tagliavento il cartellino rosso causa una manata al pallone tanto ingenua quanto scellerata. Ancora poker servito, sotto lo sguardo compiaciuto di Andrea Agnelli. Come in un replay televisivo, e ognuno può pensare ciò che vuole seguendo la mimica scatenata di Antonio Conte, che non si placa nemmeno dinnanzi al gol gioiello dell’Apache, prodigio scaturito dal Mirko sempre più ispirato per allontanare la concorrenza-Llorente. Giù il cappello, da Chiellini a Lichtsteiner, da Pirlo a Vidal. La Juve va concedendosi nell’anticipo lo stesso fatturato dei napoletani. E alla Lazio tornano gli interrogativi, dopo l’agosto dei grandi appuntamenti sbagliati.
Franco Melli
Corriere dello Sport
