Lazio, quando torna Klose passano le paure

Da Klose a Klose, dal 27 ottobre scorso a questo sbuffo di felicità forse ancora transitorio, cioè fatto apposta per ridare fiato alle trombe dei lotitiani, salvo stracciarsi le vesti causa il prossimo inciampo. Intanto Petkovic pare piantare sul territorio laziale il cartello “non me ne Vlado”. Meglio occuparsi dei fatti emersi in una manciata di minuti da stropicciarsi gli occhi, proprio quando il Livorno appalesa la propria inadeguatezza alla serie A: reparti scollegati, centrocampisti mai pervenuti, l’incresciosa solitudine là davanti di Paulinho e Siligardi. Troppo poco, quasi niente. Perché a ricostruire l’autostima laziale è tornato lui, il lungodegente Miro dal gol facile, quello che nelle aree avversarie si butta sull’attrezzo come il topo sul formaggio. Quello del nostro sgomento e dei 68 gol nella Deutschland. In tempi di “spending review” diventa giocoforza inalberarlo saltuariamente, sospirare, senza censurarne il non smodato attaccamento alla maglia. Via allora i cattivi pensieri… stavolta è il malcapitato Bardi che ci rimette; che in un amen viene impallinato alla faccia di chi supponeva d’assistere a una sfida da ultima spiaggia, da ultimo Vlado fra formazioni accomunate in una mortificante mediocrità. Scelta la Lazio dei senatori, speriamo al termine di estenuanti rifacimenti, l’asso di Opole va indifferentemente dietro gli assist o i tiri sbagliati di Candreva ed Hernanes per trasformarli comunque in moneta sonante. Palo d’avvertimento e doppietta da ko in rapida successione, mentre ogni altra considerazione rimane ai margini d’una vittoria terapeutica, e non di certo planetaria. Il panzer stende i ragazzi dello stralunato Davide Nicola e potrebbe nel prosieguo replicare addirittura la cinquina che rifilò al Bologna nel finale della scorsa stagione, sempre riemergendo dopo assenze inquietanti. Stavolta lo aiutano in particolar modo Biglia in regia più Lulic e Candreva lungo le corsie esterne, mentre il “profeta” d’accompagno annaspa ancora al punto di prendere un giallo per una evitabile simulazione. Più avanti la sfida mai nata serve giusto per rivedere il reparto arretrato che vorremmo sempre, coi centrali Dias e Biava e l’accoppiata esterna Konko-Radu. Magrissima la produzione offensiva degli avversari con una sola finalizzazione degna di nota di Paulinho prima dell’intervallo e Marchetti spettatore non pagante. Ecco: cinquanta giorni dopo il numero undici redivivo dimostra che la Lazio non è da rottamare e può recuperare posizioni. Suvvia, riproviamo a credere…

Franco Melli

Corriere dello Sport

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