Ha scelto di restare in silenzio per quasi una settimana, tenendosi dentro non tanto l’incredulità per essersi visto sottrarre da un giorno all’altro uno dei suoi «pupilli» (uno che il tecnico della Primavera ha preso negli Allievi e portato sotto gli occhi di tutti, inglesi compresi), quanto la rabbia per la modalità. Ecco perché quella del passaggio di Vlad Marin al Manchester City, per Alberto Bollini, è una ferita che sanguina, e che sarà difficile si rimargini in tempi brevi.
«Quando succedono cose di questo genere c’è sconforto – dice a Lazio Style Radio -. Ma anche tanta delusione nei confronti del ragazzo. A 17 anni il calcio dovrebbe essere uno sport di principi, un’età in cui i ragazzi non dovrebbero avere strane idee. Marin era l’unico ’95 salito in Primavera, e non è vero che mancava un progetto tecnico su di lui. Perché denigrare una maglia come quella della Lazio, oltretutto dopo una finale scudetto?».
Marco Calabresi
Gazzetta dello Sport ed. Roma
