Lazio più dinamica e verticale con Pioli

Cambio di mentalità. Lo schema è lo stesso con cui Reja ha chiuso la scorsa stagione, il 4-3-3, ma la Lazio versione Stefano Pioli è tutta un’altra cosa. Se migliore o peggiore non è ancora possibile stabilirlo, il 10-0 con cui la Lazio ieri ha inaugurato la sua stagione agonistica contro i soliti dilettanti di Auronzo non è test attendibile in questo senso. Dalla partita emergono solamente il primo gol biancoceleste di Filip Djordjevic su assist della giovane promessa Danilo Cataldi, il guizzo del rinato Felipe Anderson e la sorprendente tripletta di Pereirinha. Appare però evidente che il succo del gioco sia già un altro: cambiano lo spirito e i principi fondamentali, è la fine del 4-3-3 «bloccato» e la nascita di un nuovo stile più verticale e dinamico, qualità nel mezzo e corsa sulle fasce. Belli e pratici, l’idea è quella. Del resto oggi parte la campagna abbonamenti e una delle chiavi per ridurre le dimensioni di un flop annunciato è proprio quella di creare uno spettacolo finalmente decente. E, quindi, anche più accattivante per i tifosi, soprattutto per quelli moderati che contestano disertando le partite non tanto per un principio, ma perché all’Olimpico non si divertono più da tempo. A questo, infatti, si sta dedicando Pioli (stamani in conferenza), a creare un meccanismo che, al contempo, apra una breccia di entusiasmo in un’atmosfera depressa e che porti ovviamente i risultati, nella pratica il vero indicatore di successo di qualsiasi progetto. Piedi buoni al centro del campo per gestire il possesso, terzini che salgono quasi in posizione di ali aggiunte e verticalizzazioni improvvise per sfruttare i riflessi e la fisicità di Djordjevic. Pioli ha fama di ottimizzatore, è un tecnico abituato a far rendere al meglio il materiale di cui dispone, e quindi, su qualsiasi analisi, pesano tantissimo le assenze dei tanti giocatori ancora in vacanza post Mondiale. Ma le indicazioni date ai terzini Basta e Radu, invitati più volte a spingere fino sulla linea di fondo, e la richiesta ai centrocampisti di giocare a due-tre tocchi prima di cercare la verticalità, dicono abbastanza delle idee del nuovo tecnico. Perché mai come quest’anno la prova del campo sarà la vera discriminante della prossima stagione, solo una squadra divertente potrà riuscire a generare consenso e, magari, far dimenticare i problemi che il mercato in uscita potrebbe creare ad agosto. Una squadra che gioca bene e diverte vale più di mille comunicati. Ieri, intanto, è arrivata l’ennesima nota a firma Lotito. «Il rammarico per non aver raggiunto l’Europa League lo scorso anno è stato grande, soprattutto perché la squadra anche nei momenti più difficili ha sempre dimostrato di essere all’altezza. Ma a volte le contingenze pesano più del dovuto e bisogna saper accettare delle battute d’arresto che, guardando ai miei dieci anni di presidenza, ad oggi appaiono del tutto occasionali». «La prossima stagione tenteremo il nostro riscatto, e non dobbiamo aver paura di ambire a traguardi importanti – ancora il patron – I nuovi innesti ci permetteranno un salto di qualità consistente: per questo non dobbiamo precluderci alcunché, tanto meno l’ingresso ai vertici dei campionati europei. Uniti e compatti, col sostegno dei tifosi e della curva Nord, possiamo farcela: la nostra aquila volerà alta anche nei cieli europei».
Andrea Arzilli

Corriere della Sera

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