Lazio, Petkovic è in bilico

Dopo la pioggia, su Formello è calato il gelo. Dove aveva «fallito» il derby – una sconfitta immeritata secondo tecnico e società – è riuscito il modesto Sassuolo. Il pareggio raccolto dalla Lazio a Reggio Emilia è stato accolto con delusione e rabbia dalla squadra, dal tecnico ma soprattutto dalla società. Il presidente Lotito e il direttore sportivo Tare hanno seguito la partita dalla tribuna, lasciando lo stadio infuriati per la brutta prestazione fornita dalla squadra biancoceleste.
La notte ha stemperato la rabbia, ma non la delusione. E così oggi la società ha fissato un incontro con il tecnico per discutere dei problemi. La posizione del presidente Lotito è nota: «La squadra è stata costruita secondo un progetto tecnico preciso – ha ribadito a più riprese il numero uno biancoceleste nelle ultime settimane – e non è possibile far venire meno tali prerogative. Il tecnico ha a disposizione 22 titolari e deve saperli gestire».
Consigli, o meglio critiche neppure troppo velate verso Petkovic. La perfetta sintonia tra la Lazio e il tecnico di Sarajevo, rinsaldata dallo storico trionfo del 26 maggio, sembra distante anni luce. Il rinnovo del contratto in scadenza nel giugno 2014 sembra oggi pura utopia. Piuttosto, l’allenatore è pronto per ascoltare le «osservazioni» della società su quanto visto contro il Sassuolo.
Innanzitutto, come già accaduto in occasione della Supercoppa italiana quando il tecnico fu criticato per l’esclusione di Gonzalez, la società non ha gradito le scelte di Petkovic. Lotito ha speso «28 milioni» (calcoli peraltro non confermati dal bilancio) e vuole vedere in campo i nuovi arrivati. Perché insistere su un deludente Hernanes e non lanciare Felipe Anderson, obiettivo inseguito a lungo e raggiunto solo con un esborso importante, oltre 8 milioni di euro? E perché affidare il peso di un attacco peraltro incompleto a Floccari, in palese ritardo di condizione, e non provare la carta Perea, per il quale Lotito ha investito quasi 4 milioni di euro? E ancora: è giusto rinunciare all’«eroe» Lulic, quantunque poco convinto di tornare a ricoprire il ruolo di terzino sinistro, e affidare la fascia in emergenza all’adattato Pereirinha, tra l’altro lasciato in campo nella ripresa nonostante una stanchezza sfociata nell’infortunio muscolare?
Dubbi legittimi, domande a cui Petkovic deve fornire le proprie risposte. Così come deve spiegare per quali motivi – contro qualunque avversario con l’eccezione forse del Catania – in questa prima parte di stagione la Lazio è sempre stata in difficoltà dal punto di vista fisico (10 dei 14 gol incassati nelle sette partite ufficiali sono arrivati nel secondo tempo, segno evidente della cattiva condizione biancoceleste).
Petkovic ha la fiducia della squadra e (per ora) anche quella della società. Ma i bonus sono finiti. Lotito aspetta risposte concrete già giovedì, nella trasferta in Turchia con il Trabzonspor, sfida dal modesto valore sportivo (fallire la qualificazione alla fase successiva di Europa League sembra davvero impossibile), ma fondamentale dal punto di vista psicologico. E poi domenica all’Olimpico arriva la Fiorentina, scontro diretto già importante.
Alla Lazio serve una scossa, Petkovic deve dimostrare di saper invertire la tendenza e buttarsi alle spalle i malumori estivi: se la società non è contenta per le scelte del tecnico, infatti, il tecnico è rimasto molto deluso dal mercato condotto dal club. Un gelo impensabile solo due mesi fa, una panchina improvvisamente in bilico.
Come in bilico resta la carriera di Stefano Mauri. La Corte Federale attende con ansia l’interrogatorio di Zamperini, fissata per domani. L’amico del capitano biancoceleste, però, non ha alcuna intenzione di presentarsi. E allora, una volta presa visione della nuova memoria preparata dai legali di Mauri sull’ultimo interrogatorio del pentito Gervasoni, i giudici potrebbero riunirsi in camera di consiglio e rendere nota già domani sera l’attesa sentenza d’appello del processo sul calcioscommesse. Mauri e la Lazio aspettano con ansia.

Daniele Palizzotto

Il Tempo

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