La Lazio ritrova le antiche certezze, sprazzi di bel gioco, un successo pesante e confortante del quale c’era assoluto bisogno, scopre qualche interessante novità, però manifesta anche i vecchi limiti che non sono stati risolti da un mercato portato avanti con poca logica.
Vladimir Petkovic dovrà ovviamente prendere quello che di buono è emerso contro l’Udinese e approfondire gli aspetti negativi, per presentarsi alla sfida di sabato a Torino con una squadra ancora più compatta. Il tecnico ha fatto tesoro degli errori commessi in Supercoppa ridisegnando l’assetto tattico della Lazio, messa meglio in campo, in grado di muoversi senza palla, d’inserirsi con continuità, restituendo a Hernanes le redini del gioco.
IL CENTROCAMPO
Con Gonzalez il centrocampo ha ritrovato il passo smarrito contro la Juventus, in quanto l’uruguaiano è bravo ad attaccare gli spazi e costringere gli avversari a un controllo più costante della zona. L’esperimento di spostare al centro Candreva è riuscito: l’ottima condizione atletica del romano, le capacità di sfruttare la corsa e il tiro, la possibilità di andare a posizionarsi negli spazi aperti da Klose. Una collocazione tattica che i difensori friulani hanno sofferto, specialmente nel prima parte della gara. Con Gonzalez, Candreva ed Hernanes tutto il reparto centrale è apparso più vivace, dinamico, incisivo. In particolare il brasiliano si è mosso con la determinazione necessaria: aveva voglia di dimostrare le sue capacità. Il Profeta va fatto giocare dove riesce a esprimere al meglio le proprie potenzialità, che sono notevoli. Ed è importante che abbia manifestato anche l’intenzione di restare alla Lazio. Ai 3 interpreti, protagonisti di tante vittorie, si è aggiunto un nome nuovo: quello di Lucas Biglia, che ha messo in campo la sagacia tattica e la capacità di far muovere rapidamente il pallone. Niente di straordinario, molto lavoro in orizzontale, però serviva quel calciatore pronto a farsi trovare libero quando c’è da impostare la manovra. Ledesma, almeno per adesso, è out però avrà tempo e modo per tornare utile, già nelle prossime partite. Per Petkovic è sempre meglio avere delle scelte importanti, perché saranno determinanti nel corso della stagione, soprattutto quando entrerà in scena l’Europa League.
REPARTO ARRETRATO
Le note stonate arrivano dalla difesa. Sembrerà un paradosso ma il centrale più affidabile, dei 5 della rosa, è diventato Cana, un centrocampista ”adattato” a fare il difensore, sul quale il tecnico crede parecchio. Infatti l’albanese ha giocato la finale di Coppa Italia, mentre è rimasto fuori contro la Juve. Ironia della sorte Cana si è infortunato al polpaccio e salterà Torino. Il nuovo acquisto Novaretti, apparso lento e macchinoso, responsabile sul gol dell’Udinese, non sembra poter dare al reparto quelle sicurezze che sono mancate nella passata stagione. E l’esperto Dias non è più quello, apprezzato e applaudito, di qualche tempo fa. Per fortuna che il giovane Zieliski ha sciaguratamente sprecato la più nitide delle occasioni, altrimenti la Lazio, dopo tanto calcio e azioni pericolose, avrebbe rimediato solo un pari.
LA CONDIZIONE
Che la Lazio avesse potuto mollare un po’ la presa nella ripresa era prevedibile: il doppio vantaggio, un eccesso di sicurezza, un avversario poco brillante. Però il calo atletico è stato troppo evidente, per non avanzare qualche giustificata preoccupazione, soprattutto perché l’Udinese, appena 3 giorni prima, aveva giocato un dispendioso incontro di Europa League. Invece dei friulani, ad accusare la fatica sono stati i biancocelesti che, dal gol subito, sono andati in difficoltà forse perché presi dalla paura di essere raggiunti. Petkovic dovrà lavorare anche a livello mentale, affinché la tenuta, per tutta la partita, oltre che fisica, sia anche psicologica. Comunque la partenza positiva aiuta a risolvere i problemi in attesa della rivincita contro i campioni d’Italia. Fermo restando le lacune strutturali: la mancanza di un centrale difensivo e di un attaccante di livello internazionale.
Gabriele De Bari
Il Messaggero
