Altrove il problema non si porrebbe nemmeno. Ad altre latitudini calcistiche, che non siano quelle italiane, un allenatore (addirittura pure un giocatore) può tranquillamente annunciare con mesi di anticipo che il suo futuro sarà altrove senza che la circostanza provochi alcuna conseguenza all’interno e all’esterno di una squadra. Ma questa maturità è ancora sconosciuta all’Italia pallonara e così la decisione di Petkovic di impegnarsi con la nazionale svizzera a partire dalla prossima estate rischia di aprire una crisi senza sbocchi in casa Lazio. E’ inevitabile prevedere che, alle prime difficoltà (e già ce ne sono state parecchie nel corso di questa stagione), il tecnico «in partenza» finisca nell’occhio del ciclone.
Inevitabile prevederlo, ma non necessariamente scontato accettarlo. Petkovic ha già garantito che, finché sarà l’allenatore della Lazio, darà il massimo per la causa biancoceleste e solo a quella penserà. La società (che ufficialmente nega di conoscere il futuro di Petko, ma che invece lo conosce benissimo) pare intenzionata a puntare ancora su di lui fino alla fine della stagione. E’ una scommessa difficile, ma che val la pena sostenere. Anche perché il cambio in corsa con un traghettatore potrebbe essere un rimedio peggiore del male. Non per il valore dell’eventuale sostituto, ma per una situazione che sarebbe ugualmente precaria, visto che si tratterebbe di una soluzione-tampone in attesa di un altro allenatore per la prossima stagione. E allora, forse, meglio tenersi stretto Petkovic. A patto che raddrizzi in fretta questa Lazio.
Stefano Cieri
Gazzetta dello Sport
