Vedi Perugia, un campo camuffato da palude, una Lazio persino in maglia a righe. Il pensiero-scudetto del 2000 sbiadisce subito dietro le nuvole d’Auronzo. Niente arcobaleno tricolore, 14 anni dopo piovono solo lacrime biancocelesti dal cielo. E’ questa la foto-ricordo dell’ultimo giorno di ritiro sulle Dolomiti. In fumogeni i sogni: «I laziali son arrivati», urlavano di rabbia ieri alle 15.40 un centinaio di tifosi, accorsi in fretta e furia coi pullman dalla capitale per contestare il duo Lotito-Tare dopo la “farsa Astori”. Almeno questo era l’obiettivo annunciato, trasformatosi invece in uno stupido tentativo d’arrivare allo scontro coi supporters (50) umbri. La polizia evita il contatto con cariche d’alleggerimento sui laziali, ma ci rimette i vetri di un’auto in tre minuti d’alta tensione, prima del test col Perugia. Episodio comunque grave, soprattutto perché si trattava solo di un’amichevole. Che magari però poteva non essere organizzata fra tifoserie storicamente – per ragioni politiche – “nemiche”. In Italia curare è sempre meglio di prevenire.
L’ULTIMO DOPPIO TEST
Nel buio, una luce: Felipe è quasi magia. Finalmente si sblocca, Anderson: piatto destro al volo, palla nel sette. Abbracciato da tutti i compagni, applaudito: «Felipe sotto la Curva». Non solo il gol, anche un assist. E che convinzione. Un “Felipetto” così, Pioli non l’aveva forse mai visto in sedici giorni: spunti, sprazzi da fenomeno. Un pizzico di cattiveria in più sotto porta, migliorerà nella copertura del pallone, ma con questa grinta può davvero acciuffare il riscatto. Sotto il diluvio, finisce 3-0 col Perugia: oltre al brasiliano, Ledesma (su rigore) e Novaretti (di testa) firmano il successo. Basta si sbarazza degli avversari come birilli, Cataldi è sempre fantasia al potere: lucido, smista, allarga il gioco, fa la cosa giusta e inaspettata. A centrocampo – con l’aiuto delle fasce – manovra già gli schemi offensivi di Pioli. Nonostante tutto, ancora in cerca di difesa: meglio ieri Novaretti di Cana.
I GIOVANI CRESCONO
Improbabile ancora Ciani nel test mattutino. Ordinato Filippini, così conferma la crescita la “cantera” biancoceleste: fuso l’Asiago team dalle scorribande di Pereirinha e dei “baby”. Dieci a 0: tripletta del portoghese, poker di Tounkara, doppietta di Oikonomidis. Al 58′ anche la rete di Minala: «Ora sono felice. Amo questa maglia e voglio rimanere alla Lazio». In dirittura dunque il rinnovo sino al 2019, dopo la punizione per quel moto di rabbia nelle Final Eight: «Ho chiesto scusa ai tifosi e alla dirigenza». Perdonato.
IL MOMENTO DEL SILENZIO
Dal baccano al baccano: Lazio rientrata ieri sera a Roma. Due giorni di stop, si riprenderà mercoledì (con 5 nazionali) a Formello, prima della partenza per Lisbona (amichevole con lo Sporting il primo agosto) e la tournée in Germania: da verificare le condizioni di Strakosha, Djordjevic, Alfaro, Rozzi e Berisha. Solo una botta al torace ieri per Keita. La squadra potrebbe presto ricevere la visita di Lotito. Un presidente che continua a sputare bugie e addossare ai media colpe, pur di non ammettere le proprie responsabilità sulla vicenda Astori. Una corazza che cela il terrore di perdere pure De Vrij. Guarda caso, ha ordinato un altro diktat a qualsiasi suo collaboratore: guai a rendere pubblici i nomi d’altri obiettivi, si torna immediatamente alle origini. Bocche cucite.
Alberto Abbate
Il Messaggero
