Lazio, Perea ai tifosi: “Aiutateci”

S’è tuffato tra la gente, nella Curva di Sofia. S’è ferito ad una mano per quel volo, ma che gioia: «Quando segni e la gente esulta, esulti anche tu. E’ il bello del calcio» . Non gli è importato nulla, voleva abbracciare tutti e s’è lanciato, ha le molle al posto dei piedi: «Se non segno offro la mia corsa, presso subito sul difensore avversario. Mi piace lavorare per la squadra e non lasciare tranquilli gli avversari» . E’ Brayan Perea l’attaccante più corridore del campionato. Fa 90 minuti di pressing su tutti. A Sofia ha corso e segnato, a Firenze non gli è riuscito il colpo, ma ha lavorato per gli altri. Lo fa sempre, ogni volta che lo mandano in campo: «Non gioco sempre perché c’è Miro, aspetto l’occasione. Parlo tanto con lui, anche in campo, sto imparando molte cose. Ci parliamo in modo tale da stare tutti e due vicini alla porta, per fare i giusti movimenti» . Tanta corsa e i primi gol, è arrivato a quota 5 il Coco. E ai tifosi, a quei tifosi che ha voluto stringere a sè, ha chiesto un aiuto: «Chiedo aiuto ai tifosi. Capisco che sono un po’ arrabbiati, con giusta ragione, ma spero che ci sosterranno» .

IL RUOLO –

E’ una punta mobile, è abituato a scendere sulla trequarti per illuminare i corridoi. E’ un attaccante atipico, una seconda punta che non si limita a finalizzare. In Italia, al primo anno, sta facendo bene, merita la promozione: «Io esterno nel tridente? Lo posso fare – ha detto il colombiano a Lazio Style Radio – ma non è la posizione che preferisco. Mi è sempre piaciuto stare al centro, come attaccante o trequartista, non rendo bene sull’esterno, ma se lo chiedono ci gioco tranquillamente ». L’assist, per lui, vale quanto un gol: «In Colombia lavoravo un po’ dietro al compagno avanzato. Spesso per questo segno meno, ma fornire un assist mi piace. Il mio pensiero resta segnare» .

IL RISPETTO –

Ha conquistato i tifosi sacrificandosi in campo, lo vedono sprintare, scattare, pressare senza sosta: «I tifosi non mi conoscevano quando sono arrivato. E’ normale, venivo dalla Colombia, ma sono stato accolto benissimo. Tutti mi hanno stimolato facendomi sentire bene sin dal primo giorno. Quando entro in campo do tutto quello che ho per rispetto» . Perea è un ragazzo d’oro in campo e fuori, gli insegnamenti della madre (sua maestra di vita) non li dimentica mai: «Mamma mi ha sempre detto di non sentirmi migliore degli altri, ma di essere il migliore per me stesso. Sempre» . Ha compiuto 21 anni il 25 febbraio, i suoi maestri calcistici sono i compagni più grandi: «Sono giocatori di grande esperienza. Gonzalez, Radu, Klose, Cana e Konko mi parlano sempre, mi hanno aiutato tanto. Ho un bel rapporto anche con Keita e Felipe, scherziamo aiutandoci ». Keita è un giocherellone: «Non la smette mai di parlare e scherzare, è importante restare sempre allegri, fa bene» . Keita e Felipe Anderson gli hanno fatto una sorpresona di compleanno: «Sono andato a Ponte Milvio, si sono fatti trovare lì» .

L’ASSALTO –

Perea cresce e punta in alto: «E’ stato brutto uscire dall’Europa, ora pensiamo al campionato, dobbiamo andare in alto dopo la vittoria di Firenze» . Arriva l’Atalanta, è la squadra che il Coco ha trafitto all’andata, fu il suo primo gol in A: «Se potrò segnare di nuovo sarò contento, l’importante è giocare bene e vincere» . La Colombia ha un figlio in Italia, presto potrebbe chiamarlo: «Devo fare un bel lavoro con la Lazio per arrivare in Nazionale» .

Daniele Rindone

Corriere dello Sport

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