E per Lotito arrivò anche il primo scudetto. Scudettino, d’accordo, ma pur sempre un tricolore che resterà nella storia. Per il patron si chiude così il mese perfetto. Prima il doppio successo con la Salernitana (promozione in Prima divisione e Supercoppa di categoria), poi la doppietta targata Lazio: Coppa Italia con i «grandi» e scudetto con i Primavera. Un 2013 con i fiocchi, che potrebbe peraltro regalare altri successi a Claudio Lotito. Perché in agosto la sua Lazio si giocherà la Supercoppa con la Juve. Per Lotito e per il suo più stretto collaboratore, Igli Tare, è il trionfo della programmazione. Successi apparentemente lontani (anche e soprattutto da un punto di vista geografico), figli però di un modo di operare identico. Si possono discutere certi atteggiamenti di Lotito, certe sue esternazioni, quella tendenza a stravincere che spesso lo rende antipatico, ma dal punto di vista aziendale e sportivo gli si può solo rendere il sacrosanto tributo. E gli ultimi successi ne sono una conferma: quello ottenuto ieri con la Primavera è il tassello che mancava. L’ultimo muro che è crollato. Perché il settore giovanile sembrava il tallone d’Achille della gestione Lotito. È stato ricostruito con pazienza e lungimiranza e oggi, oltre ad aver arricchito il palmares societario, promette di sfornare molti giocatori in grado di tornare utili alla prima squadra. Merito di una società che ha saputo programmare e ricostruire. E merito di un allenatore, Alberto Bollini, che ha saputo insegnare calcio senza perdere di vista il risultato. Che anche a questi livelli è fondamentale.
Stefano Cieri
Gazzetta dello Sport
