Lazio, per Felipe Anderson è l`ultima chiamata

Scalpita, da giorni e giorni dicono che è in ripresa. L’infortunio di Keita può spalancare le porte del campo a Felipe Anderson. Si stava perdendo, ha ripreso vigore, ha ritrovato la serenità necessaria, le motivazioni giuste, così raccontano. Le panchine, il rigore sbagliato contro il Ludogorets (all’andata), le bocciature seguenti, l’anonimato, il peso schiacciante dei 9 milioni di euro (il costo del cartellino), le prestazioni deludenti, un carattere timido. Felipe Anderson ha pagato problemi di vario tipo, l’hanno condizionato, non gli hanno permesso di spiccare il volo.

IL MESSAGGIO –
Reja, una settimana fa, aveva stupito tutti con un’avvertenza: «Attenzione a Felipe Anderson, lo sto vedendo molto più sereno, sta dimostrando grandi mezzi, avrà spazio, spero di farlo giocare presto». Edy, orfano di Keita, potrebbe scegliere lui in vista di Napoli, potrebbe piazzarlo a sinistra nel tridente. Felipe Anderson aspetta una nuova chance, se l’avrà (dall’inizio o in corsa) sarà una prova d’appello, non potrà bruciarla, ha sprecato tanti bonus. Il tempo stringe, l’Europa pressa, gli alibi sono finiti. Reja nelle ultime due settimane ha notato i miglioramenti del brasiliano. Ha visto un Felipe Anderson diverso, meno corrucciato, più in palla, voglioso, più coinvolto, più determinato, più carico. Edy lo allena da gennaio, l’ha studiato, l’ha provato in campo, l’ha bocciato, gli ha parlato, l’ha consigliato, lo rilancerà in un modo o nell’altro. Il frutto di questo lavoro potrebbe dare effetti. Felipe Anderson ha perso tante posizioni e la scalata s’è fatta dura, impervia. Quando perdi terreno non è facile tenere il passo degli altri, rischi di mangiare la polvere, di stare ai margini. Nel calcio si vive alla giornata, bisogna dimostrare tutto e subito, soprattutto in Italia. Lotito e Tare non hanno smesso di credere in lui. E Reja, tra un problema ed un altro, s’è messo in testa di recuperarlo. Prima dell’annuncio di sabato scorso il tecnico era stato chiaro: «Felipe Anderson? Deve darmi di più, deve farmi vedere che è pronto». Quelle parole erano un messaggio e il messaggio è stato recepito, così assicurano. Felipe Anderson ha capito che serviva una scossa, che l’ultimatum era stato lanciato, che non poteva starsene confinato in panchina, lontano da tutto e tutti, aspettando le vacanze. Prima s’è abbattuto ed isolato, poi s’è messo sotto, s’è dato una mossa. I brasiliani spesso si chiudono in se stessi, soffrono la saudade, che sia familiare o ambientale, si bloccano davanti alle prime difficoltà.

TARE –
Il diesse Tare non ha mai smesso di difenderlo: «Chi ha la possibilità di vivere il ragazzo quotidianamente sa che ha qualità fuori dal comune. In Italia non si ha pazienza e questo incide. Felipe Anderson, da parte sua, deve capire che il calcio brasiliano è totalmente diverso dal calcio europeo, ma sono molto fiducioso, in futuro sarà una pedina importante», queste parole risalgono alla domenica di Lazio-Parma. Le qualità tecniche di Felipe Anderson piacciono a Formello, sono abbinate ad uno scatto esplosivo (s’è notato anche in partita), ma sono rimase incompiute. Nelle sfide ufficiali il brasiliano s’è arenato, ha lavorato per superare questo blocco. Felipe si giocherà il futuro nelle prossime sei partite, ha un mese di tempo per conquistare e ripagare tutti.

Daniele Rindone

Corriere dello Sport

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