C’è l’Inter, a cui segnò tre anni fa con una magistrale punizione allo stadio Olimpico. E’ tornato Reja, deciso a sfruttarne il tiro formidabile dal limite dell’area di rigore e pronto a rimotivarlo, a pungolarlo, perché un giocatore della sua classe ha bisogno di tornare a rendere su livelli elevati per difendere e conquistare la convocazione del ct Scolari per il Mondiale in Brasile. Hernanes è un professionista serio, impeccabile. E non a caso ha speso parole sincere per Petkovic, prima ancora che fosse licenziato. Ma il colloquio con il tecnico friulano, che lo aveva già allenato nei suoi due primi anni alla Lazio, lo ha rinfrancato e rivitalizzato. Il Profeta ha chiesto e ottenuto fiducia. Tornerà ad essere il perno centrale della squadra biancoceleste. Ovviamente dovrà sfruttare le occasioni che gli verranno concesse. Nel test di venerdì con il Grifone Monteverde si sono visti i primi segnali. Reja lo ha provato da trequartista ed Hernanes ha ripreso a tirare, a cercare la conclusione e quei gol che in passato hanno costruito la classifica della Lazio. Prodezze terribilmente mancate negli ultimi mesi. Ieri zio Edy, provando il 4-3-2-1, ha arretrato il brasiliano nel ruolo di mezz’ala sinistra in un centrocampo a tre. Poco cambia. Di sicuro, rispetto alla precedente gestione tecnica, non lo utilizzerà più da mediano davanti alla difesa. E gli chiederà eventualmente di recuperare la posizione, ma non il pressing e la corsa a cui è stato costretto negli ultimi mesi.
– A fianco riproduciamo i dati statistici forniti dalla Opta. I numeri confermano l’impressione che avevamo da tempo vedendo le partite della Lazio. Quest’anno il problema di Hernanes non è stato il ruolo e la collocazione tattica, ma l’atteggiamento e il modo di giocare imposto da Petkovic. Era sbagliata l’interpretazione, non la posizione. Hernanes non è rapidissimo. Non ha il contrasto e l’irruenza di un cursore. Danza sul pallone, inventa giocate, cerca il tiro. E’ compassato come Ledesma e forse lo stesso Biglia, il più veloce tra i playmaker della Lazio. Se gli chiedi, come ha fatto Petkovic, di aggredire il portatore di palla per anticiparlo e riconquistarne il possesso, se gli chiedi di rincorrere il mediano avversario nella propria area, lo sfianchi, lo esaurisci. Ne violenti le caratteristiche tecniche e non ne assecondi l’estro. Non è un caso che Hernanes abbia perso lucidità e sia apparso irriconoscibile. Nella passata stagione Petkovic era andato incontro alle caratteristiche dell’organico della Lazio, abbassando i ritmi di gioco, accontentandosi di un pressing limitato ad alcuni momenti della partita. Quest’anno ha scelto follemente di ridurre la fase di non possesso a dieci duelli individuali (ognuno nella propria zona del campo) con il risultato di scoprire la linea difensiva e di “stancare” i suoi creatori di gioco. Hernanes e Ledesma hanno sofferto. Quel lavoro possono sostenerlo Onazi e Gonzalez. Oppure gente come Vidal, Behrami, Parolo, Nainggolan e così via. Ma non sono giocatori della Lazio.
– Le statistiche sono eloquenti così come il grafico che riassume la mappa dei movimenti di Hernanes. Il calcio proattivo di Petkovic lo ha fatto giocare a tutto campo. Da svenimento. Da mal di testa. E lo sforzo lo ha pagato in termini di prestazioni: 52 palloni recuperati, addirittura 126 persi, quasi 10 a partita, un’enormità. Non basta. Hernanes, che una volta era imprendibile per tutti o quasi, ha indovinato 19 dribbling e ne ha sbagliati 21, impossibile per un fantasista del suo valore. E ancora. Passaggi riusciti 370, sbagliati 69 (quasi 6 per gara). Poca precisione al tiro (solo il 47% di conclusioni nello specchio), altra stranezza, e 28 falli commessi, spesso rischiando e prendendo il cartellino giallo. Forse non era nervosismo, ma soltanto scarsa lucidità. Per concludere una preghiera a Reja e Bollini, cui non difettano competenza, buon senso e acume tattico. Fatelo correre di meno e di sicuro Hernanes tornerà a giocare meglio. Costruendo gol e punti per la Lazio.
Fabrizio Patania
Corriere dello Sport
