Nel calcio, soprattutto quando si parla di tifosi, si tende spesso a fare confusione, a mischiare le carte. Anche perché in tante circostanze è più semplice, oppure fa comodo. Così se cento imbecilli, o delinquenti, o delinquenti imbecilli, cantano cori razzisti, si colpevolizzano e si puniscono migliaia di persone perbene che frequentano gli stadi e che negli stadi portano entusiasmo, passione e soldi.
Già, i soldi. Non perdiamoli di vista, perché alla fine sono questi che muovono il mondo. Quello del calcio, sicuramente. I presidenti – sempre, ma soprattutto oggi – non sono tali per amore, bensì per interesse. Tutti inseguono un ritorno, a volte economico, a volte d’immagine, a volte semplicemente di rapporti. Se pensate che qualcuno acquisti una società per passione, o soprattutto per passione, siete fuori strada. E non ci riferiamo soltanto agli ultimi arrivati (Pallotta, Thohir) che dichiaratamente inseguono il business. Anche gli altri sono così.
Chi nel calcio mette i soldi sul serio, chi li spende davvero per amore, magari rinunciando a tanto altro, è il tifoso. Ed è lui che muove il meccanismo. Per quanto sia stato grande come presidente, il Milan non esiste perché c’è Berlusconi, ma perché ha milioni di tifosi. Così come la Juve o l’Inter o qualsiasi altro club. Lazio inclusa. Perciò a loro, ai tifosi, va riconosciuto il diritto di esprimere un’opinione. Quelli biancocelesti lo faranno domani: la protesta che hanno organizzato contro Lotito s’annuncia fragorosa.
E qui nasce la distinzione. Lotito denuncia di avere ricevuto minacce e queste sono chiaramente inaccettabili, di qualsiasi tipo siano. Ma non bisogna fare confusione, mischiare le carte. Se qualcuno ha atteggiamenti eccessivi, o addirittura illeciti, deve essere perseguito. Però – e questo lo sanno tutti, Lotito per primo – la grande, anzi la stragrande maggioranza dei tifosi che domani manifesterà contro il presidente della Lazio è gente perbene. Padri di famiglia, professionisti, operai, studenti, disoccupati. Tutti tifosi biancocelesti che non si riconoscono in questo presidente e in questa dirigenza e che vogliono dirlo, liberamente. Del resto dieci anni fa non furono i tifosi, manifestando liberamente anche davanti alla sede dell’Agenzia delle entrate, a dare una mano a Lotito quando il passaggio di proprietà si era complicato?
Ecco, domani noi ci aspettiamo questo: che siano rispettati i diritti di tutti. Quelli di Lotito, che non può e non deve essere oggetto di minacce, tanto meno – ci mancherebbe – di violenze di qualsivoglia genere. E quelli dei tifosi normali, onesti e veri, che devono poter dire al loro presidente: non ci piace quello che stai facendo. Mischiarli ai pochi esagitati e violenti – o strumentalizzati, come sostiene qualcuno – non è giusto, corretto e serio.
Si domandi, Lotito, come mai l’Olimpico domani raggiungerà un numero di spettatori paganti eccezionale per il richiamo della partita, Lazio-Sassuolo. La risposta è facile: perché migliaia di delusi (da lui) torneranno allo stadio per manifestare il loro dissenso. E ascolti le voci della città. Risuonano ovunque: nei bar, per le strade, alle fermate dell’autobus, negli uffici, davanti alle scuole. Sono i malumori della gente normale, quella che dice al figlio: «Ti do i soldi per il cinema e la pizza ma non per lo stadio, perché Lotito non ci merita». Sono tanti e, lo garantiamo, non sono violenti né strumentalizzati. Sono, semplicemente, laziali.
Stefano Agresti
Corriere dello Sport
