Il sabato e la domenica andava al mare o al cinema, a Cagliari non lo facevano più stare in porta. Un giorno si sentì Rocky Balboa. La mattina si alzava presto per praticare il kickboxing, diventò uno sfogò. La mattina andava a correre, incrociava i ragazzi che andavano a scuola, lo salutavano. Una volta un signore gli urlò “siamo tutti con te”. Fu come nella scena in cui Rocky s’allena e i ragazzini gli corrono dietro. «Mi sono sentito Rocky», raccontò una volta Marchetti. Trovò stimoli nuovi, sentì la carica della gente comune, combattè l’ingiustizia fattagli da Cellino, quell’esclusione clamorosa.
IL RITORNO – Cagliari, che ricordi. Belli e brutti. A Cagliari trovò il gran calcio (serie A e Nazionale) e lo perse. A Cagliari trovò l’amore che lo cambiò: «E’ lei il mio segreto…». Lei è Rachele Mura, sua moglie. Nativa di Biella, papà originario di Siliqua (meno di 40 chilometri dal capoluogo sardo), una vita trascorsa in Sardegna. Cagliari non l’ha mai dimenticata né odiata. Cagliari gli è rimasta dentro nonostante la guerra con Cellino, i fischi e gli insulti che alcuni tifosi (non quelli che incrociava la mattina) gli riservano ogni volta che torna al S.Elia. A Cagliari, il signor Federico Marchetti, è stato un San Sebastiano involontario. Fu trafitto e ferito, non fu più portiere, si trovò a correre solo, fuori squadra. Emozioni violente, nel bene e nel male. Federico le ha sentite sulla sua pelle. A Cagliari, i signori Marchetti, dopo essersi sposati a maggio in Campidoglio, fissarono le nozze in Chiesa. Federico si sente legato a quella terra.
IL RICORDO – A Cagliari il signor Marchetti tornerà oggi per la seconda volta da avversario (la gara di ritorno dell’anno scorso si disputò a Trieste). Sono passati tanti anni, ma le cicatrici sono rimaste. Le prime stagioni da urlo, la chiamata di Lippi in Nazionale, i Mondiali, il litigio con Cellino. Finì fuori squadra perché in un’intervista disse “costo troppo” in riferimento all’interesse della Sampdoria. Era una battuta, fu scambiata per tradimento. Arrivarono l’esclusione e la causa per mobbing, passò un anno lunghissimo. «E’ stato un periodo difficile. A parte i primi due mesi di sofferenza, durante i quali non capivo cosa fosse successo, ho cercato di guardare oltre e mi sono preparato per il futuro. Ho trovato motivazioni diverse, mi sono allenato in palestra con un preparatore di arti marziali», ricorda spesso Marchetti. Tenne duro, si rifugiò nelle arti marziali, andava a trovare persone meno fortunate, gli fecero capire che in fin dei conti la buona sorte non l’aveva abbandonato. Arrivò la Lazio e fu rinascita.
LA FEDE – Marchetti tornerà a Cagliari dopo essersi ritrovato un’altra volta. Il momento buio l’ha superato a Firenze salvando il risultato due volte, cancellando le papere di Sofia. E’ tornato se stesso. Ha una fede forte, il fato ha messo a rischio la sua vita, non solo la sua carriera. Marchetti non ha mollato mai. Al Torino non credettero in lui, all’Albinoleffe sì, al Cagliari solo per poco, nell’Italia arrivò di corsa, si vide catapultato ai Mondiali all’improvviso perché Buffon s’infortunò. E quando sembrò tutto dorato arrivarono le docce fredde, iniziarono gli incubi, il destino gli tolse tutto senza batterlo. Arrivò a Cagliari nel 2008, debuttò contro la Lazio. La sua vita gira e rigira.
Daniele Rindone
Corriere dello Sport
