I numeri uno sono due: Marchetti e Berisha. Le gerarchie non sono cambiate, ma la porta d’ora in poi sarà più stretta. Marchetti è reduce da un problema muscolare, tornerà in gruppo oggi: se starà bene sarà in campo a Udine. Lo stop l’ha costretto ai box, non s’è ancora allenato con i compagni, lo farà nelle prossime ore, s’attendono risposte. Berisha è pronto, s’è dimostrato più di un vice, è in ascesa, la sua imbattibilità si è interrotta martedì sera, s’è fermata a 453 minuti (tutta colpa del gol di Biabiany). Due titolari per una porta se li possono permettere in pochi, è un bene o un male? Il rischio è che la rivalità diventi ingestibile, la saggezza di Reja in questo senso sarà preziosa.
Marchetti non ha mai avuto rivali, col furlan e col primo Petkovic s’era trasformato in superman, arpionava palloni, faceva i miracoli, portava punti, almeno dieci a campionato. Quest’anno è entrato in crisi, ha subito un’involuzione, è stata simboleggiata dalla sciagurata prestazione di Verona. Marchetti deve ritrovarsi, sente il fiato di Berisha sul collo e ha visto allontanarsi la convocazione ai Mondiali. S’è bloccato prima del match con l’Inter, non ha mai giocato nel 2014, Reja non l’ha ancora avuto a disposizione. Marchetti è al bivio, è chiamato alla riscossa. Petkovic aveva affidato l’Europa a Berisha e Reja ha puntato sull’albanese a causa dell’indisponibilità dell’azzurro. Marchetti deve guardarsi alle spalle, non vivrà di rendita e il futuro è un rebus, sarà discusso a fine stagione. Chi l’avrebbe detto? Era un intoccabile, nessuno si sognava di metterlo in discussione. Il suo valore è riconosciuto, lo è anche la sua posizione all’interno dello spogliatoio. La Lazio l’ha sempre considerato incedibile in questa finestra di mercato, nella prossima si vedrà. Reja lo testerà sperando d’essere ricambiato, gli darà fiducia, aspetterà segnali immediati. La rincorsa di Marchetti ripartirà oggi, in passato s’era fermato per colpa di stiramenti, stavolta l’infortunio s’è rivelato meno grave. Il suo 2014 inizierà in ritardo.
Berisha e Perea si sono rivelati acquisti azzeccati, l’arrivo dell’albanese ha risolto un bel guaio. La porta, in caso di partenza di Marchetti, sarà al sicuro. Non è facile rintracciare numeri uno affidabili, pronti. Berisha s’è dimostrato all’altezza, s’è imposto subito, può crescere ancora. In Coppa Italia ha superato un nuovo esame pur essendosi macchiato di un’incertezza nel secondo tempo (Sansone l’ha graziato). «Il nostro portiere ha fatto davvero belle parate…» , ha detto Edy a fine gara, un segnale da non trascurare. Berisha sta dimostrando carattere e doti tecniche, ha un gran fisico, è molto alto, nonostante ciò riesce ad essere agile. Copre lo specchio della porta, sa farsi valere in uscita, in presa alta, è molto reattivo. Quando arrivò si presentò col petto in fuori: «In Coppa giocherò io» , disse senza peli sulla lingua. Il destino gli ha dato ragione, si è fatto apprezzare in campo, non ha fatto la parte dello sbruffone. Gianni De Biasi, il tecnico dell’Albania, è l’uomo che l’ha imposto titolare in Nazionale: «Sono stato io a scoprirlo, a volerlo fortemente. Giocava nel Kalmar, in Svezia, l’ho segnalato a diverse società di serie A. E’ stata molto brava la Lazio, in particolare il suo direttore sportivo Tare, ha battuto tutti sul tempo. Ritengo che i biancocelesti abbiano fatto la scelta giusta, Etrit ha tutte le caratteristiche per diventare in qualche anno uno dei massimi interpreti del suo ruolo in Europa» . De Biasi ne parla benissimo, ha creduto in lui, gli ha dato fiducia, l’ha sponsorizzato e si sta godendo l’exploit. Berisha aveva paura di perdere la Nazionale giocando poco in Italia, lo spazio lo sta trovando e ne avrà ancora molto. Reja potrebbe confermarlo nelle Coppe, in Europa e in Tim Cup, ecco perché i titolari in effetti sono due. L’unica porta sarà girevole, ma non per sempre.
Daniele Rindone
Corriere dello Sport
