Idee chiare: «Il Mondiale è un obiettivo che mi sono prefissato. Con chi me la giocherò non lo so, spero di esserci attraverso la costanza delle prestazioni». Tra Federico Marchetti e il Brasile c’è la terza stagione nella Lazio, quella della consacrazione, che il portiere ha tutte le carte in regola per centrare: un posto al sole nei 23 di Prandelli, un posto fisso nella squadra di Petkovic e un ruolo da leader nello spogliatoio conquistato con le parate. Tanto da puntare allo scudetto? «È il momento più importante della mia carriera, ma parlare di scudetto è prematuro. Siamo da posizioni alte, ce la possiamo giocare con tutti, però serve uno scatto mentale di squadra e società». Top nelle classifiche di rendimento, in tanti gli hanno messo gli occhi addosso (Milan e Barça) ma Marchetti ha due missioni da portare in fondo: andare in Brasile per scordare il nefasto Mondiale sudafricano e onorare l’impegno fino al 2016 con la Lazio, il club che ha creduto in lui dopo i tempi bui di Cagliari. «È stata la mia rinascita professionale. Lotito si è fidato di un portiere fermo da un anno. Ha fatto una scommessa che non era quotata benissimo».
Andrea Arzilli
Corriere della Sera
