«Stiamo studiando la questione della decadenza del presidente Lotito. Abbiamo acquisito tutti gli elementi necessari e in questi giorni valuteremo la sua posizione». Dopo oltre due mesi dalla sentenza di parziale condanna per omessa alienazione di partecipazioni emessa dalla Corte Suprema di Cassazione nei confronti del presidente della Lazio, la Federcalcio si muove a livello ufficiale.
A spiegare lo stato della questione è il numero uno del calcio italiano Giancarlo Abete al termine della Giunta del Coni: «Malagò ha fatto presente questa situazione – ha dichiarato il presidente della Figc – ma ne avevamo già parlato. Volete sapere se ne discuteremo venerdì nel Consiglio federale (l’organo investito dell’eventuale decisione, ndr)? Ne daremo comunicazione. Ora, però, l’importante non è parlarne, ma valutare con attenzione il contenuto dei documenti. Appena esaurita la riflessione, riferiremo all’organo di vigilanza».
La Federcalcio, dunque, prende tempo e aspetta il parere dell’ufficio legale nonostante la sollecitazione del Coni. La querelle è nota, così come la segnalazione partita già a gennaio dall’associazione «Federsupporter». Secondo l’«accusa», la parziale condanna della Cassazione nei confronti di Lotito (prosciolto invece dalle altre accuse per intervenuta prescrizione) deve considerarsi già passata in giudicato nonostante la rideterminazione della pena spettante alla Corte d’Appello di Milano (come spiega la sentenza della Cassazione Penale numero 4904 del 1997) e dunque sarebbe sufficiente per costringere Lotito a lasciare le cariche sportive.
La difesa, naturalmente, non è d’accordo. In primis, secondo l’avvocato biancoceleste Gian Michele Gentile, se non c’è pena non c’è condanna, come dimostra l’immacolato certificato del casellario giudiziale del presidente Lotito. L’ufficio legale della Federcalcio sembra d’accordo e sta valutando anche un altro elemento: se la pena (massimo un anno per il reato in questione) sarà inferiore ai sei mesi, la Corte d’Appello potrebbe trasformarla in una sanzione pecuniaria. In questo modo, l’«onorabilità» di Lotito non risulterebbe compromessa secondo il Decreto numero 162 del 2000, al quale rinvia espressamente il Testo unico per la Finanza (Tuf): «La carica di sindaco di società quotata non può essere ricoperta da coloro i quali sono stati condannati, con sentenza irrevocabile, a pena detentiva, indipendentemente dall’entità ». Senza una pena detentiva, dunque, per la Consob Lotito potrebbe rimanere presidente della società per azioni Ss Lazio.
Le norme della Federcalcio, del resto, non fanno differenza tra pena detentiva e sanzione pecuniaria. «Non possono assumere la carica di dirigente di società, e se già in carica decadono – si legge nell’articolo 22 bis delle Noif – coloro che siano stati condannati con sentenza passata in giudicato». Dunque tale norma etica dovrebbe comportare la decadenza di Lotito da presidente della Lazio e consigliere federale anche in caso di «semplice» sanzione pecuniaria? L’ufficio legale della Figc sembra pensarla diversamente: la posizione di Lotito, dunque, non sembra a rischio.
In ogni caso la querelle – relativa anche allo stato della condanna stabilita dalla Cassazione, passata in giudicato o meno – è tutt’altro che risolta. Solo una cosa sembra certa: nessuna decisione sarà presa venerdì dal Consiglio federale.
Daniele Palizzotto
Il Tempo
