Quaranta giorni dopo la sentenza. L’odore di una riapertura dei processi invade la Corte di Giustizia Federale: «Le nostre valutazioni non possono che essere formulate allo stato degli atti e nella consapevolezza che le risultanze attuali potrebbero essere superate da eventuali future acquisizioni, laddove le stesse dovessero trovare ingresso in altro procedimento, tuttora in corso da parte dell’autorità giudiziaria ordinaria di Cremona ». «Il contenuto delle accuse rivolte da Gervasoni a Mauri lascia dubbi allo stato non superabili- rileva la Corte – non solo perchè i diretti interessati smentiscono il collega, ma perchè sono in realtà privi di un sicuro riscontro esterno, finendo ogni elemento d’accusa nei confronti di Mauri per far capo sempre e solo a quanto dichiarato dallo stesso chiamante ». La proroga delle indagini su Stefano Mauri (sino a marzo) emerge anche nelle motivazioni del secondo grado di giustizia sportiva, tanto attese e pubblicate guarda caso ieri: «Il Collegio ritiene che manchi quel tassello probatorio decisivo che possa serenamente condurre all’affermazione della responsabilità del Mauri per violazione dell’art. 7, comma 1, CGS, seppur appare non revocabile indubbio che vi fosse almeno la consapevolezza ». Tradotto: non c’è la certezza dell’effettiva partecipazione del laziale, quindi nove mesi di stop per doppia omessa denuncia. Dopo il dubbio pro Conte, ecco il dubbio pro Mauri, nonostante «appare difficilmente revocabile in dubbio che Lazio- Genoa e Lecce-Lazio siano state fatte oggetto di illecito e il risultato sia stato alterato ».
ASPETTANDO CREMONA
Palla a Di Martino: «Il contenuto delle accuse rivolte da Gervasoni a Mauri lascia dubbi allo stato non superabili, non solo perché i diretti interessati smentiscono il collega, ma perché realtà privi di un sicuro riscontro esterno». Arriverà da Cremona e riaprirà il processo sportivo? Intanto avanti così. Può riunirsi il collegio arbitrale del Tnas e pronunciarsi anche a dicembre: si punta a uno sconto a 5-6 mesi, al rientro di Mauri a febbraio. Con lo spauracchio di una revocazione.
Alberto Abbate
Il Messaggero
