«Somigliava così tanto a Toni che gli ho fatto firmare il contratto sul cofano della macchina». Estate 2008, Europei Under 21, Lotito tra quei giovanotti della Repubblica Ceca scova un ragazzone alto un metro e novanta: Libor Kozak. È amore a prima vista. Finita la partita il presidente lo rincorre e gli fa firmare il contratto. «Gli ho fatto perdere pure l’aereo» ricorda fiero e sorridente Lotito.
A Brescia è arrivata un altro gol e una conferma: Libor ha i numeri per restare ad alti livelli. E pensare che, intuizioni di Lotito a parte, è arrivato alla Lazio in silenzio. In quella stessa estate del 2008, a Formello approdava un certo Zarate, che di lì a poco incantava l’Olimpico a suon di gol. Kozak guarda e sogna, ma intanto trascina la Primavera alle Final Eight del Campionato. Il premio arriva: l’esordio in serie A, giusto una manciata di minuti nella sfida persa 2-0 a San Siro contro l’Inter. Poi la parentesi a Brescia, che contribuisce a riportare in A,e il ritorno a Roma perché a Reja quel ragazzone che si fa rispettare in area e non solo piace da morire, è il suo giocatore tipo.
«Si allena come un matto – gongola il tecnico – e resta anche dopo che la seduta è finita, è davvero un professionista serio». Ma quando hai Floccari, Rocchi e Zarate come compagni di squadra è difficile trovare spazio. Libor si accontenta di quelle poche apparizioni, ma la sua vita calcistica cambia in un sabato di settembre. Stadio Artemio Franchi, 15’ della ripresa, Fiorentina-Lazio 1-1. Reja prova a buttare l’attaccante nella mischia. Passano appena 7 minuti e Libor mette a segno il gol vittoria. È lui l’eroe della domenica, come lo sarà con l’Udinese (quando costringe Zapata all’autogol del 3-2), congtro la Samp che infilza di testa, ancora contro la Fiorentina che strapazza con una doppietta (con tanto di rigore tirato alla Chinaglia) e, domenica, a Brescia quando chiude il match. In totale: 5 gol in 505’, uno ogni 101 minuti. Toni, quando vince la classifica dei cannonieri con 31 reti, viaggiava a una rete ogni 106 minuti. È stato visto Lotito benedire il cofano della sua auto.
Enrico Sarzanini
Leggo
