Alcuni calciatori tedeschi della Serie A anni Novanta non vedevano l’ora di rientrare a casa per le partite della Nazionale, così si sentivano coccolati e compresi. Per restare nella capitale, i romanisti Thomas Haessler e Thomas Berthold erano fra questi. Per Miroslav Klose invece la situazione è opposta: quando torna in Germania si riapre il discorso sulla sua utilità e vengono quasi commentati con diffidenza i titoloni e le sue imprese nella Lazio. «Per alcuni italiani è un monumento», è stato scritto in questi giorni, oscillando tra la cronaca e l’ironia. «Io tengo la bocca chiusa e lascio parlare. Il mio rendimento va giudicato dopo ogni partita, penso di non dover dimostrare nulla», ha spiegato l’altra sera a Dublino. Mentre i tedeschi gli chiedevano ancora della polemica con Hoeness, Miro ha preferito allontanarsi per raccontare quanto la settimana internazionale potrà aiutarlo in vista di Lazio-Milan. «Sarà una grande partita, io sono carico. Non c’è niente di meglio che giocare bene, vincere e anche segnare per sentirsi a posto. Mi succede spesso, spero che anche questa volta la nazionale mi aiuti per il campionato».
Record e verità
Contro l’Irlanda, Klose ha segnato con il 4-0 la 65a rete per la Germania e ha procurato il rigore del 3-0 infilato da Özil. Il suo gol, nato da un taglio in profondità, si è trasformato in esultanza con un tocco delicato sull’uscita del portiere. Miro è a tre reti dal record di Gerd Müller (68), però tutte le volte cerca di smorzare i paragoni. «Lo ripeto, non mi sognerò mai di accostarmi al “Bomber”. Gliel’ho anche detto di persona: tu rimarrai il numero uno, indipendentemente dalle statistiche». È una risposta indiretta al presidente del Bayern, Uli Hoeness, che aveva riacceso le polemiche spiegando che «Klose ha segnato l’80% dei suoi gol a squadre tipo Liechtenstein» intendendo scarse, visto che Miro non ha mai fatto gol a quella nazionale. E chiaro che i due non si possono paragonare, basta guardare la media: Müller 68 in 62 gare, più di uno a partita (1,09); Klose 65 in 125, quasi uno ogni due (0,52). Ciò che questa cifra può significare è la continuità del laziale, secondo anche nella lista delle presenze dietro le 150 di Matthäus: a 11 anni e mezzo dal debutto (24 marzo 2001, rete decisiva all’Albania), l’attaccante ha ancora il suo posto. L’altra sera era l’unico reduce in entrambe le squadre del Germania-Irlanda 1-1 al Mondiale 2002. Dopo l’Europeo nella sua Polonia da comprimario, le reti e i successi con la Lazio hanno avuto una buona influenza sul c.t. Löw, che considera il nostro campionato ancora «uno dei più difficili al mondoper un attaccante». E anche se Gomez adesso fosse sano, sarebbe riserva di Klose. Che martedì sfiderà Ibrahimovic, come in un Lazio-Milan del passato: «Sono pronto», giura.
Pier Francesco Archetti
Gazzetta dello Sport
