Ha le movenze di Cristiano Ronaldo e la freddezza di Klose. A Diao Balde Keita basta una partita, la prima da titolare, infiorettata da una giocata adamantina, per presentare il badge del campione in erba. Diciotto anni, una personalità da vendere e un cassetto pieno di sogni, Keita è un ragazzo che non ha paura della vita, quella che mette in gioco accettando, sedicenne, l’avventura italiana. Lui che viene da Barcellona dove, all’età di 10 anni, impara da Eto’o a calciare il pallone. E subito gli scatta la voglia di emulare da grande il campione del Camerun. Nella Cantera blaugrana è già un personaggio, lo scherzo a un calciatore della prima squadra(cubetti di ghiaccio nel letto) gli costa il trasferimento in prestito al Cornellà. Ma il piccolo e sfrontato Keita fa comunque capire a tutti che è fatto per giocare al calcio, realizzando 47 gol negli allievi.
GENITORI SENEGALESI
Nato ad Arbucias, in Catalogna, figlio di genitori senegalesi. Ancora in attesa del passaporto spagnolo, nel 2011, Igli Tare, lo porta alla Lazio, pagando al Barcellona il premio di valorizzazione di 250 mila euro. Una grande intuizione, il miglior colpo del ds biancoceleste. Il ragazzo entra per la prima volta a Formello, il centro sportivo che diventa la sua casa. In campo si vede subito che è di una categoria superiore ai compagni di pari età: per doti atletiche e qualità tecniche. Un vero talento calcistico. Così il ds lo fa partecipare spesso agli allenamenti della prima squadra finché, nel maggio dello scorso anno, la società ottiene l’autorizzazione della Federcalcio a impiegarlo in un torneo ufficiale, come prestito. E, pochi minuti dopo il suo ingresso, riesce a fare gol. Nel 2013 vince il titolo italiano Primavera, il 15 settembre l’esordio in serie A, contro il Chievo. Il tecnico Bollini è il suo primo estimatore. «Ha la maturità per diventare un campione». E’ legato alla Lazio fino al 2017, guadagna 6.000 euro al mese, presto avrà l’aumento.
UN UNICO CORO
Lo straordinario vocalizzo tecnico, con il quale incanta il pubblico del Tardini, scatena l’entusiasmo dei tifosi laziali che riadattano per lui un coro dedicato, in passato, a un campione come Kakà. ”Siam venuti fino a qua per vedere segnare Keita…”
LA LUNGA ATTESA
L’attaccante aspettava da tempo il momento dell’esordio da titolare, quel momento che Petkovic ha colpevolmente ritardato. Possibile che, negli allenamenti, l’allenatore, non si sia accorto delle straordinarie qualità di questo ragazzone? Invece, anche in questo scorcio di campionato, l’ha troppe volte relegato ai margini. Salvo poi definirlo ”un diamante”. Tare l’ha quasi adottato: è lui che lo segue, lo consiglia e lo tiene d’occhio. Se il rischio è quello di farlo ubriacare di complimenti la risposta fornita, subito dopo la partita di Parma, è quasi una garanzia. «Sono un ragazzo serio, con i piedi per terra». Nello spogliatoio ha ricevuto l’abbraccio dei compagni, ormai è la mascotte della squadra e tutti gli vogliono un gran bene. Carattere gioviale e aperto, Tounkara, Cavanda e Ciani sono gli amici con i quali trascorre la maggior parte del tempo libero.
PASSIONE PER LA MUSICA
Adesso vive in un residence ma sta cercando casa nel centro di Formello, per rimanere sempre nell’orbita lavoro. Cappellino con grande visiera e cuffie a padiglione per la musica sono gli accessori inseparabili di questo ragazzo. Keita ha una sagoma inconfondibile, così come sono inconfondibili lo scatto, la doppia finta e il dribbling. Le armi di un’ala di razza, un nuovo protagonista del campionato italiano. E’ lui la faccia nuova della Lazio, una stella nata in casa. Un predestinato.
GabrieleDe Bari
Il Messaggero
