Lazio, il sogno di Minala

Potrebbe sembrare una delle tante storie Anni Novanta, quelle che narravano della tratta di giovanissimi africani letteralmente gettati in Italia a carovane, con il sogno del calcio nella valigia. Un po’ di soldi in mano al venditore di sogni, qualche provino, lo spettro del fallimento, la consapevolezza che il sogno era svanito. E poi? Più niente. Diciamo che Joseph Marie Minala tutto questo lo ha seriamente rischiato una quindicina di anni dopo. E’ stata la sua forza di volontà a spostare il destino maligno in agguato provando a trasformarlo in una favola. E’ forse per quella tenacia, che gli ritrovi negli occhi profondi, che Alberto Bollini, oggi il secondo di Edy Reja, ma fino a un mese fa tecnico della Lazio Primavera campione d’Italia, ha deciso di cambiargli la vita. Forse non solo quella sportiva. Perché intanto gli ha cambiato ruolo. «Vieni qua Joseph… che facevi tu alla Vigor Perconti e alla Rappresentativa regionale…. il centrocampista offensivo? Tu sei un mediano Joseph. E nella Lazio ti imposteremo così» . Dateci licenza di romanzare, ma deve essere andata più o meno in questo modo. Ma prima di quel primo giorno da laziale a Rivisindoli, sei mesi fa, prima della Vigor Perconti e della Rappresentata regionale, Joseph Minala aveva visto il buio pesto al di qua del sogno.

CHE VIAGGIO! –

Prendiamo un mappamondo, appoggiamo l’indice su Roma e scendiamo verso sud, per 6.500 chilometri, fino al cuore dell’Africa, Yaoundé, Camerun. Joseph gioca a calcio in strada da quando è un bimbetto. E sogna di fare il calciatore. Lo guardano sgranando gli occhi in casa quando un giorno, già adolescente, lo vedono tornare in casa con un vocabolario di italiano: comprato con pochi risparmi chissà dove… E così Joseph, dopo il pallone, si mette a leggere. E legge, legge: per mettere insieme un minivocabolario che gli consenta di partire. Due anni fa il contatto giusto (giusto? non proprio) lo trova: la famiglia decide di assecondare il sogno, il ragazzo a 15 anni parte perché dall’altra parte del mondo c’è qualcuno che dovrebbe avergli organizzato il futuro. L’ultima tappa, quella nota (il resto è un grande punto interrogativo) lo porta a Roma, Stazione Termini. «Vieni Joseph, eccoti un telefono. Io faccio una cosa, aspettami qui» . L’uomo dei sogni, forse già… appagato, non è più tornato. Joseph è ripartito da quella trentina di parole in italiano che conosceva, dopo un paio d’ore ha capito. E quel telefono era anche senza scheda! Non ha versato una lacrima. C’era troppo orgoglio in quel sogno: il desiderio di fare qualcosa per la famiglia che lo aveva assecondato.

LA “RINASCITA” –

Valigia in mano, ha bussato al commissariato e da lì è cominciata la trafila che sembrava allontanarlo dal calcio e invece ce lo stava avvicinando. La casa famiglia, un tutor come amico, il provino alla Vigor Perconti, società dilettantistica romana il cui presidente, Maurizio Perconti, diventa come un secondo papà. Arrivano la Rappresentativa regionale e il titolo italiano. Arriva il Napoli che lo vede, lo prova due mesi, ma non riesce a tesserarlo. Joseph non arretra. In due anni a Roma ha imparato a tifare Lazio. Un po’ di contatti se li è creati, trova il modo di far agganciare il tecnico della Primavera, Alberto Bollini. Vuole quella maglia. La squadra è in ritiro a Rivisindoli, il tecnico al telefono al ragazzo dice di farsi portare al campo, gli chiede se sa come arrivarci: è preoccupato e incuriosito. Joseph, arriva con il pullman a Roccaraso. La fermata a Rivisondoli non c’è. Da lì chiama e lo vanno a prendere: si presenta in magliettina, ciabatte e pantaloncini. Bollini – che diventerà un riferimento per Joseph – lo butta in campo: chiama subito il ds Tare, il ragazzo viene invitato a Formello. E’ settembre, Tare lo vede, lo rivede, a dicembre lo tessera. Anche il ds è convinto che la Lazio abbia trovato un ragazzo molto interessante.
Ora Minala gioca con la Primavera dove è arrivato Simone Inzaghi al posto di Bollini. Chissà se tra i giovani che Lotito dice di essere pronto a fare esordire in A c’è anche lui. I bene informati dicono che sia così. Joseph questo sogno se lo è costruito con le unghie e con i denti. Guai a toccarglielo, guai a sporcarglielo. I brutti ricordi ci sono, ma la memoria ha provato a spostarli lontano. Ora che il calcio gli sta rendendo il sogno arriveranno i facili consiglieri. Ma Joseph, il ragazzo lasciato solo alla stazione, saprà distinguere. Lui sa dove vuole arrivare: all’Olimpico, in A. Minala, Minala…

Fabio Massimo Splendore

Corriere dello Sport

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