In una intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport a metà settimana, André Villas Boas aveva detto di non conoscere Vladimir Petkovic. Giovedì sera, il tecnico che molti considerano come l’erede naturale di Josè Mourinho gli ha stretto la mano a fine partita. Cordialmente. Gli sono bastati 90 minuti, quei 90 minuti, per fare la conoscenza diretta di un allenatore che in un paio di mesi ha dimostrato di aver capito tante cose della sua squadra e molte altre del calcio italiano. Così tante che sembra uscito dalla nostra scuola allenatori. Non è un idealista, ma ha delle idee. I risultati gli hanno dato una mano, 6 partite ufficiali, 5 vittorie, un pareggio, zero sconfitte, primo posto in Serie A insieme a Juve e Napoli, candidate alla vittoria finale, con l’unico pareggio conquistato allo White Hart Lane, casa del Tottenham, non proprio una squadra qualunque. E dentro a questo avvìo entusiasmante si nota già il lavoro del tecnico. Non ha imposto il suo gioco alla squadra, come invece aveva cercato di fare un anno fa Luis Enrique nella Roma, trascorrendo una stagione intera senza riuscirci, ma è stata la natura della squadra e dei suoi giocatori a spingerlo verso un gioco che è molto italiano, non nel senso tradizionale (la difesa, il catenaccio), ma in un senso moderno. Il gioco della Lazio è quello di cambiare faccia e linea durante la stessa partita, però sempre con un solido equilibrio, reso tale dalla presenza di Ledesma davanti alla difesa. Contro il Tottenham, non si è mai disunita, non ha mai perso l’orientamento, è partita puntando al contropiede (occasione di Lulic per Klose), è passata (costretta dai londinesi) a una difesa serrata (però mai in affanno), ha tenuto palla (anche se in quella fase è mancato il suo miglior palleggiatore, Hernanes), ha preso possesso del campo, l’ha riperso e recuperato ancora nel finale. Il modulo è rimasto sempre lo stesso (4-1-4-1), ma al suo interno i centrocampisti hanno cambiato spesso posizione, non solo gli esterni Mauri e Gonzalez, ma anche i due interni Onazi ed Hernanes. Per dire, lo fa anche la Nazionale di Prandelli. La Lazio forse non diventerà spettacolare, perché al posto del filo di seta è legata dal filo di ferro, ma batterla sarà dura per tutti. A Londra ha convinto soprattutto per la personalità, per la capacità di fronteggiare il Tottenham sul piano atletico e fisico. E lo sconosciuto Petkovic non ha perso di sicuro il duello col famoso Villas Boas.
Alberto Polverosi
Corriere dello Sport
