Facciamo un favore a Reja e non parliamo della partita di Milano, altrimenti bisognerebbe seriamente arrabbiarsi per l’ennesima prestazione a dir poco imbarazzante della difesa biancoceleste. Potremmo parlare delle deliranti parole di Tare nel pre-partita. Prima nell’affermare che Lotito solitamente non manda via degli allenatori (anche se forse aveva dimenticato Caso e Ballardini), ma soprattutto quando ha detto che la Lazio quest’anno aveva solo l’obiettivo di far crescere i giovani vivendo una stagione di transizione. Peccato però che il suo presidente nel post partita contro l’Udinese, aveva dichiarato di aver costruito la squadra per salire in Champions League. Insomma facile prendere in giro gli spettatori più disattenti, ma sicuramente non possono farlo con chi invece non ha memoria corta e non crede alle bugie societarie. Stendiamo poi un velo pietoso sull’attacco di Boban alla tifoseria laziale. Facile giudicare quando si sta seduti in poltrona e non si conosce la situazione.
Ma invece di farci del male pensando a questo, preferiamo concentrarci sulla bellezza delle scene che si sono viste a San Siro, quelle dell’addio al capitano dell’Inter, Javier Zanetti. Diciannove anni in maglia nerazzurra, un periodo di tempo così grande che è stato in grado di trasformarlo in un milanese con il nero e azzurro tatuato sulla pelle. Un capitano che verrà ricordato per sempre dai tifosi interisti e che può essere considerato sullo stesso gradino del compianto Facchetti, che da dirigente lo presentò 19 anni fa. Le immagini che abbiamo visto all’interno del campo sono state emozionanti anche per chi ha soltanto in simpatia la società nerazzurra, figuriamoci per un tifoso. È stato anche bello vedere il modo sobrio con cui Thohir, appena arrivato ha assistito senza intromettersi troppo, in silenzio, quasi senza disturbare. Con l’educazione di chi sa che non può già considerarsi parte integrante della storia di una società. Ha lasciato che fosse Zanetti il protagonista e ha lasciato la ribalta anche a Moratti, consapevole che è stato lui l’artefice di tutto questo.
Ecco, vedendo queste immagini un po’ di invidia non possiamo dire di non averla provata. La Lazio un capitano come Zanetti, un simbolo così grande non lo ha ormai da troppi anni. I calciatori vedono nella società biancoceleste soltanto un passaggio e sicuramente se sono dei grandi campioni – come l’ex capitano interista – preferiscono andarsene. Ma la cosa che più deve farci riflettere è l’atteggiamento del presidente Thohir, il modo in cui sta entrando nel mondo interista. Ha le sue idee, probabilmente ha un modo completamente diverso di approcciare al calcio rispetto a Moratti, ma rispetta la storia dell’Inter. È pronto a dare a Zanetti un ruolo in società, ma soprattutto non si stacca mai da Moratti, cerca di imparare da lui cos’è l’Inter. Inoltre non lo sentiamo sputare sul passato, sui debiti che si è ritrovato e sicuramente non gli sentiremo mai dire frasi del tipo “il triplete lo sto ancora pagando io”. È questa la differenza, l’atteggiamento che fa apprezzare un presidente ai tifosi. Purtroppo Lotito è anni luce lontano da qui e domenica prossima la desolazione dell’Olimpico ne sarà l’ennesima dimostrazione. Per fortuna vivremo un po’ di passione almeno lunedì sera: Lotito sarà lontano dallo stadio perché sarà una serata per veri laziali.
Giorgio Capodaglio
Lazio Family
