E’ una promessa: «La vittoria arriverà». E’ una preghiera: «Serve un po’ più di serenità, ci manca l’ultimo tocco». Hernanes non fa più profezie in campo, prova a farle fuori: «Quando torneranno i successi sarà tutto più facile. E’ solo un momento in cui non ci gira bene. Mettiamo tutto in campo, corsa e gioco, ma il pallone non entra». E’ una maledizione, forse sì. Ma non può essere solo colpa della sfortuna. La Lazio non vince e non segna, fa penare i tifosi: «E’ facile cadere nella disperazione, non deve succedere. Non credo che la prestazione della squadra sia stata sottotono, abbiamo dato tutto, è mancato solo il gol». Hernanes ha una visione celestiale del presente e del futuro, beato lui: «I tifosi? Sono un po’ scontenti, è normale che siano arrabbiati, è giusto che sia così. Non vinciamo da qualche partita, questo dà fastidio a loro e anche a noi, ma ora devono aiutarci. Serve un ambiente più positivo e propositivo. Dobbiamo giocare con la stessa voglia di queste ultime partite, ci serve solo più precisione, quando la troveremo faremo passi in avanti. Se tutti saremo sereni ne usciremo…».
L’ANALISI – Il Profeta vede oltre, è una consolazione. Il Profeta Hernanes vede miglioramenti, proviamo a fidarci di lui, a seguirlo nel discorso: «Ad inizio stagione non abbiamo giocato bene, nelle ultime partite siamo cresciuti. Mi ricordo tanti episodi in carriera, anche quando non vinci puoi migliorare, ci possono essere input positivi, questo mi fa pensare con ottimismo. La serie di insuccessi complica il momento, lo rende più difficile. Ma la Lazio ha giocato bene, la prestazione mi è piaciuta. Ripeto, serve più serenità per trovare il colpo finale». I colpi in verità non gli riescono da un po’ di tempo, Hernanes ha provato a regalare pillole di saggezza in attesa del ritorno delle magie: «Quando pensi e ripensi non combini niente, quando smetti di farlo allora sì che trovi la verità, viene fuori da sola, è questo che ci serve». Più che un Hernanes filosofo (per carità è utile anche in questa versione) serve un Hernanes determinante, alla vecchia maniera. Il momento è delicato, sarebbe bene ammetterlo e invece…: «Non so se è un momento delicato, abbiamo creato tante occasioni, non le abbiamo sfruttate. Dobbiamo essere consapevoli dei nostri mezzi, la palla non è entrata in porta, ma abbiamo disputato una buona prestazione».
LA FORMA – Hernanes fa discutere, divide, accende i dibattiti culturali e tattici. Che fine ha fatto? In settimana è stato contestato da alcuni tifosi a Formello. Lui dice di sentirsi bene, anzi di non essersi mai sentito così bene. Non è un’esagerazione? Il campo dice tutt’altro: «Mi trovo molto bene, considero questo momento come il migliore della mia carriera. Non mi sono mai sentito così». L’ottimismo non lo abbandona, meglio così. Un po’ di realismo non guasterebbe. Quando le cose girano male, quando la precisione manca, quando la mira è sbilenca, quando la forma non è smagliante, quando il gioco non brilla serve una presa di coscienza. Hernanes ha insistito a fine partita, lui il bicchiere lo vede mezzo pieno: «Lo ripeto, abbiamo creato molto, è successo soprattutto nel primo tempo. L’Apollon per molti era una squadra facile da affrontare, s’è rivelato un avversario ben messo difensivamente, con qualche qualità davanti. In Europa è sempre difficile affrontare gli avversari, si chiudono». Le vittorie non arrivano perché i gol non vengono segnati. Su una cosa Hernanes ha ragione, nessuno può dire il contrario: «Il discorso non è mai singolo, quando si becca gol o si segna è demerito o merito di tutti, conta il collettivo». Conta anche la verità. E questa Lazio non è vera.
Daniele Rindone
Corriere dello Sport
