Tristezza, per favore vai via. E’ felice, Felipe. L’uomo dei sogni può essere lui. Eccolo in campo, a Formello. Eccolo in gruppo, come nei giorni migliori di un giocatore, con gli occhi che spirigionano messaggi all’infinito e le braccia larghe come se volesse ringraziare il cielo, è religiosissimo. Eccolo mentre prova il sombrero su Ledesma, ha questi colpi, ma l’argentino non si fa superare facilmente. Felipe Anderson, in piedi, ha sgambettato e calciato anche ieri pomeriggio, è quasi pronto. Ha giocato con i compagni in allenamento, ha iniziato a disputare le partitelle da qualche giorno, sogna la convocazione per il match col Chievo del 15 settembre. Accelera Felipe, vuole sfruttare la sosta per rilanciare la sua candidatura, per indossare la maglia d’ordinanza e debuttare nel campionato italiano.
LO STOP – Il calvario è finito, sembra finalmente guarito. Sta meglio, s’era fermato il 5 giugno, fu fatale il match disputato col Santos nel Brasilerao: quel giorno il ragazzo riportò una distorsione della caviglia destra con interessamento dei legamenti e della capsula. I fastidi l’hanno tormentato sino a poco tempo fa, i carichi di lavoro li ha aumentati da pochi giorni. Ha completato il ciclo di allenamenti differenziati, si candida per le prossime convocazioni. Felipe Anderson ha bisogno di tempo per ritrovare la condizione ideale, l’inattività fiacca, non è semplice rialzarsi e raggiungere il top in tempi brevi. LA FORZA – Felipe Anderson, l’uomo dei sogni. La delusione del mercato va smaltita, chi può farlo se non un campioncino? Ha 20 anni, in Brasile ha portato a zonzo la “10” che fu di Pelè, l’ha fatto giocando nel Santos, nel club di “O Rei”. Iniziò a indossarla dopo la partenza di Ganso, non la regalano a tutti. Nella Lazio ha scelto il numero 7, ma il talento non va ingabbiato nelle formule matematiche o tattiche. Felipe Anderson Pereira Gomes è arrivato con l’aureola del predestinato, è un figlio del calcio. L’ha svezzato Muricy Ramalho, il maestro di Hernanes ai tempi del San Paolo. E’ un asso, un talento capace di inventare meraviglie. Neymar, suo compagno nel Santos, lo adottò calcisticamente, lo sponsorizzò. Il vero Felipe Anderson si paleserà nel corso delle settimane, tra un impegno di campionato ed uno europeo. Deve avere il tempo di ricondizionarsi atleticamente, di riprendere confidenza col campo, con il ritmo delle gare ufficiali. La caviglia infortunata gli ha creato fastidi nei movimenti, li ha smaltiti da poco. Felipe lavora tanto, anche il doppio rispetto ai compagni, deve raggiungere il top, ha perso molto tempo, lo sta recuperando. E’ un jolly, non vediamo l’ora di ammirarlo in campo: mezzala di qualità, esterno offensivo (destro o sinistro) all’accorrenza. IL RUOLO – Per la società può essere lui il jolly sulle corsie esterne, la prima alternativa. E’ un bene che sia in rosa soprattutto considerando la squalifica di Mauri: non c’è un giocatore che sappia trovare i corridoi giusti, che sappia servire il pallone in profondità. Felipe lo sa fare, ne è convinto il presidente Lotito. L’uomo dei sogni e della speranza può essere lui, speriamo che si riveli così come viene descritto. C’è bisogno di magia e di acquisti funzionanti.
Daniele Rindone
Corriere dello Sport
