Lazio, Ederson: “Siamo una squadra super”

«Eder uno di noi». Gli ultras del Nizza gli hanno dedicato uno striscione, campeggiava nella curva rossonera. E prima dell’inizio il numero 10 della Lazio è stato chiamato a centrocampo, premiato dalla sua vecchia società. In tribuna, a vederlo, anche Antonio Caliendo, il manager che ne ha seguito i passi dall’inizio della carriera. Lo hanno abbracciato in tanti. E’ stata una notte speciale per Ederson Honorato Campos, ex idolo della Costa Azzurra, trequartista brasiliano che sta riemergendo adesso dopo una stagione complicatissima e sofferta a causa di tanti infortuni. «Che emozione tornare a Nizza» ha twittato quando era in partenza dall’aeroporto di Fiumicino. Dopo la partita, i francesi lo aspettavano in conferenza stampa. Era contento Ederson, ragazzo dai modi semplici, un mostro di educazione. «E’ cambiata tanto la squadra da quando giocavo io, in campo tra i miei ex compagni c’era soltanto Traorè, il centrocampista. Poi ho visto Pied, con cui ho giocato a Lione. Ma ho rivisto tanta gente, tutti gli uomini della società, il preparatore dei portieri e altri ancora. E’ stato bello venire qui con la Lazio, un’emozione vera perché a Nizza ho vissuto degli anni incredibili». Ha salutato anche Claude Puel, suo ultimo allenatore a Lione. E non esisteva tra i due un buon feeling. Tra tanti amici, ha sconfitto anche il suo carissimo nemico.

CRESCITA – Doppia festa per il brasiliano, che ha giocato a Nizza dal gennaio 2005 al 2008. Ha vinto Ederson, s’è imposta la squadra di Petkovic, reagendo da grande dopo lo schiaffo di Siena, che forse era stato voluto per scaramanzia. Non era semplice e neppure si poteva considerare una missione scontata appena ventiquattr’ore dopo l’amichevole del Franchi. E invece la Lazio ha interpretato una partita vibrante, abbinando la qualità dei suoi giocatori di classe alla capacità di difendersi con ordine e con una concentrazione inusuale di questi tempi. Altri stimoli regalano le amichevoli internazionali, c’è stato anche qualche colpo proibito a un sospiro dall’intervallo. «Siamo soddisfatti, è stato un bel test. Non era facile giocare la seconda partita in 24 ore e poi abbiamo affrontato una buonissima squadra, piena di giovani e di ambizioni». Petkovic, in attesa del pieno recupero di Hernanes, ha insistito sul 4-2-3-1 e ha posizionato Ederson nel ruolo di autentico numero 10. Agiva a ridosso di Klose. «Da centrocampo in su sono pronto a ricoprire qualsiasi ruolo, ma in effetti quella è la posizione che preferisco. Dietro a Miro, mi sento a mio agio. Ma qui alla Lazio ci sono tanti ottimi giocatori, è un organico di qualità. Stiamo crescendo. Sono convinto che potremo essere protagonisti in tutte e tre le competizioni». Tutti incrociano le dita. Ederson ora sta bene, s’è preparato a dovere nel ritiro di Auronzo di Cadore, sta raggiungendo una condizione che alla Lazio nella passata stagione, subito segnata da un incidente al ginocchio, non ha mai avuto. Era stato impiegato anche a Siena e allora Petkovic, dopo il primo tempo, lo ha risparmiato, facendo entrare Floccari al suo posto. Per quaranticinque minuti è stato tra i migliori, s’è mosso a pendolo sull’intero fronte d’attacco e ha creato diverse situazioni pericolose. Tutti lo pensano: se continua così, si trasformerà in uno degli innesti più importanti della nuova Lazio.

Fabrizio Patania

Corriere dello Sport

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