Uno è arrivato quando (e perché) ancora non si sapeva se l’altro sarebbe rimasto. Ederson e Hernanes, la coppia che non ci doveva essere, ancora non c’è e — ecco l’ultima sfida di Petkovic — forse un giorno nascerà. Finora hanno giocato insieme 116 minuti, divisi in quattro spezzoni di gara tra campionato ed Europa League. Nella pratica, è successo solo una volta, contro il Maribor: 68’ in coppia, luccicante uno e spento l’altro.
Paradossi
È un balletto che avanti fin dal primo giorno di ritiro, spezzato — ironia della sorte — da un infortunio di Ederson dopo uno scontro di gioco con Hernanes. Ora Petkovic ci va con i piedi di piombo: «Loro due insieme? Dipende dal tipo di partita o dagli esterni che voglio schierare in campo», dice il tecnico. In coppia al centro, nel 4-5-1, non si può. E ora, poi, guai a chi tocca il Profeta. È in forma come mai lo è stato alla Lazio. Controlli i suoi numeri e ti accorgi che, in carriera, non aveva mai iniziato segnando così tanto in campionato: già 4 gol in 7 partite, continuando così il record di 11 reti sarà polverizzato. Vive dentro due paradossi, il Profeta: Petkovic lo ha allontanato dalla porta rispetto a Reja, eppure ne ha guadagnato in fase realizzativa, oltre che — questo sì era prevedibile — nella fase d’impostazione. L’altro paradosso è il rapporto di Hernanes con la Seleçao: il c.t. Menezes lo convocava prima, quando conviveva con alti e bassi, e ora che va come furia lo ignora. Strana la vita.
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Strana pure quella di Ederson, che vorrebbe scrollarsi di dosso un’etichetta che non gli piace: essere l’alter ego di Hernanes. A maggior ragione ora che l’infortunio muscolare è dimenticato e il Milan nel mirino. Lui e la Lazio si sono inseguiti per cinque stagioni, poi si sono sposati. In quei giorni di primavera Hernanes aveva mille dubbi sul suo futuro alla Lazio. Ora i dubbi li ha Petkovic, sulla convivenza dei due brasiliani. Ma il tecnico vuole riuscirci. È la Lazio dei piedi buoni, il tentativo va fatto.
Davide Stoppini
Gazzetta dello Sport
