Lazio, ecco le cause della crisi

Spenta la Lanterna, resta davvero un lumicino per l’Europa: la sfida col Parma per scongiurare l’attuale fallimento con una disperata sterzata. Ci sono cause dagli effetti indesiderati: qualcuna può ancora essere corretta, qualcun altra è troppo radicata. Basti pensare agli infortuni: non è normale ritrovarsi ogni anno con così tante giornate (137) d’indisponibilità, a Genova Reja doveva fare la conta dei reduci (fuori 4 titolari). L’infermeria è un malanno cronico biancoceleste, così come gli acciacchi di Klose. Assente 12 volte il tedesco, inutile ribadire come Lotito e Tare dovessero prevederlo. Nessun fattore imponderabile nell’età che avanza, nell’esperienza che ormai, caro mister Reja, svanisce fra le accelerate dei giovanotti avversari. E non c’è soffio dell’Olimpico favorevole (non contestatorio) che possa spingere più forte i suoi “vecchietti” o indirizzare le direzioni arbitrali: disastroso Peruzzo a Roma con l’Atalanta (fallo subito da Keita), ma anche al Marassi su Mauri. Errori senza vento di casa.

MENTE MOLLE
L’Europa s’allontana. Nel fato s’immerge una speranza di riacciuffarla, l’altra è nelle mani della Lazio. Che di certo non può più sbagliare. E deve lavorare anche sulla mente. Non è una casualità che il 71% dei ko sbarchi nella ripresa: 27 reti subite nei secondi tempi, nessuno ha fatto peggio in Serie A, c’è un crollo psicologico – e forse anche fisico – a mezz’ora dalla fine. Così diventa utopia raddrizzare le gare in salita. Manca la reazione quando si va sotto, la Lazio ha recuperato appena il 28% delle sfide: 14 volte in svantaggio, 10 sconfitte, 3 pareggi e una misera vittoria. Cala lo sconforto, a meno che tutto non inizi bene. I biancocelesti sanno sorridono solo quando segnano per primi: in 14 occasioni, 11 successi e 3 X. Tradotto: 100% di match mantenuti. Nelle difficoltà sale un nervosismo DELE7Erio: così Ledesma perde la testa a Genova (due turni di stop), a Radu e Gonzalez – ammoniti – era successo a Cagliari. Il fuoco che arde è autocombustione.

SCARSA QUALITÀ
In cenere la qualità. Persino delle giocate, sempre più sterili, di Candreva. Guai a parlare di “zaratizzazione”, è pur sempre il miglior marcatore biancoceleste. Ma goleador centrocampista, non uno specialista dei calci piazzati. La Lazio non ha più la soluzione su punizione. Non che Hernanes, negli ultimi mesi biancocelesti, fosse un cecchino, ma almeno calibrava il piede con cognizione. Perché la precisione resta un altro difetto d’annata, la Lazio non mira: è la sesta squadra del campionato per tiri in porta, ma solo il 46% (143 su 315 conclusioni) finisce nello specchio. E riflette la percentuale di gol (11,9%) fra le più basse dell’intera competizione. Sotto la sufficienza (5,85) la media voto dei giocatori, oggi la stagione è mediocre. Senza Europa, un fallimento pure economico, con una decina di milioni in meno nelle tasche. Colpa anche di un doppio mercato (d’estate e d’inverno) sbagliato, del tardivo e agonizzato cambio tecnico. La contestazione non sarà un alibi, ma l’ultimo click del buio.

Alberto Abbate

Il Messaggero

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