Da Reja a Petkovic. Da Petkovic a Reja. E adesso Pioli. Nel giro di pochi mesi alla Lazio è successo tutto e il contrario di tutto. C’è stata una girandola di allenatori come mai era accaduto durante la gestione Lotito. Avvicendamenti, nuovi collaboratori e cambi nelle metodologie di allenamento: a Formello se ne sono viste tante. Il «regno» di Pioli sul centro sportivo biancoceleste è ufficialmente iniziato ieri con la prima seduta a ranghi completi. Il nuovo tecnico aveva già diretto degli allenamenti a Formello, ma non con l’intera rosa a disposizione. Ieri c’erano invece tutti, anche se Gonzalez ha disertato l’allenamento per un permesso concesso dalla società. Oggi la squadra si allenerà ancora in mattinata a Formello, poi nel pomeriggio si trasferirà a Latina per l’amichevole in programma in serata al Francioni.
Subito il pallone
Stefano Pioli, già dal primo giorno di preparazione, ha messo la Lazio a giocare. Con «lo strumento», come lui definisce la sfera. Tutto attorno al pallone. Anche i test atletici di inizio ritiro sono stati sviluppati come un «contorno» del lavoro sul campo che inseguiva sin dai primi allenamenti un indirizzo tattico. Quello di una squadra che deve avere una sua identità in chiave offensiva. Da ricercarsi con una piena agilità di movimenti sulle corsie esterne. Con un assetto che nel solco del 4-3-3 (pur con qualche divagazione verso il 4-5-1) sappia garantire una piena compattezza tra i reparti. Pioli sta studiando una Lazio che possa partire bene in campionato. Un obiettivo che ha richiesto più impegno di quello che appare. Il tecnico ha lavorato su un gruppo che nel ritiro di Auronzo era privo dei sette nazionali reduci dal Mondiale e dei rinforzi per la difesa (poi è arrivato de Vrij, anche lui impegnato in Brasile).
Equilibri e dialogo
Pioli e il suo staff hanno programmato un lavoro di preparazione che sarà poi alimentato settimanalmente anche in chiave atletica. L’assenza della vetrina europea in questa stagione potrà dare più giorni da dedicare alla crescita della squadra anche nel corso della stagione. «Si tratta di trovare gli equilibri giusti perché il centrocampo possa dare sostanza, dinamismo, geometrie e capacità di inserimento », ha ripetuto spesso il tecnico. La tabella di Pioli è stata rigida e inflessibile sin dall’inizio. Che senso aveva calarsi immediatamente nel discorso tattico se c’erano tante illustri assenze? L’allenatore ha voluto subito creare il solco nel quale la Lazio dovrà muoversi. Al di là degli interpreti. Ritenendo che anche l’inserimento successivo dei giocatori chiamati in causa sarebbe stato più agevole in un congegno già predisposto a funzionare. Molto importante è stato anche il dialogo impostato da Pioli con i giocatori. Tutti i biancocelesti, senza eccezioni, hanno sottolineato con entusiasmo le capacità comunicative del nuovo allenatore. «E’ chiaro e diretto, pretende molto, ma dà tantissimo », hanno ripetuto i giocatori in più occasioni.
Tutto diverso
Come erano state diverse, invece, le ultime due estati, all’insegna del verbo di Petkovic. Il tecnico di Sarajevo aveva provato e riprovato tante soluzioni diverse sia nel 2012 sia nel 2013, creando disorientamento all’interno del gruppo. Superato, il primo anno, dalla decisione « ispirata» dallo spogliatoio di virare sul 4-1-4-1. Non superato il secondo anno, con le conseguenze che sono ancora sotto gli occhi di tutti e che hanno portato all’esonero dell’allenatore croato. Ma diverse erano state pure le estati etichettate Reja, quelle del 2010 e del 2011. Il «generale» di Lucinico amava impostare le preparazioni in maniera più tradizionale. Pallone quindi, ma anche fondo. Chiarezza tattica, ma anche qualche variante sul tema che sarebbe tornata utile a stagione in corso. L’era Pioli è dunque iniziata con un taglio netto rispetto al recente passato. La Lazio volta pagina, insomma. Con l’obiettivo di cambiare volto e rendimento.
Gazzetta dello Sport
