Lazio, è una difesa colabrodo

Difesa da rifondare. Si sapeva. Nelle ultime due partite sono arrivate le conferme: 7 gol incassati in 180 minuti, diversi errori individuali, l’Europa League più lontana. La Lazio sta già lavorando e monitorando il mercato per ricostruire il reparto arretrato, ma Reja e Bollini possono fare ancora molto per tamponare l’emergenza e cercare di chiudere il campionato nel modo migliore. Di sicuro i numeri sono migliorati rispetto alla gestione Petkovic, che aveva incassato 26 reti nelle prime 17 giornate di campionato. Nelle successive 17, la squadra biancoceleste ne ha presi altri 21. Le medie sono peggiorate ad aprile e le partite con Napoli e Torino sono state determinanti. Con 47 gol al passivo, la Lazio oggi possiede la dodicesima difesa del campionato. Troppo per sperare di piazzarsi tra le prime sei della classifica. I motivi sono tanti. Un’analisi approfondita aiuta a mettere in luce alcuni difetti strutturali e altre lacune nate dal momento di nervosismo, e scarsa attenzione, del gruppo.

Cardine Dias. Biava è considerato il leader della difesa. E’ il marcatore più attento e se non viaggiasse verso i 37 anni il ct Prandelli lo avrebbe preso in considerazione per il Mondiale. Ma anche Andrè Dias, quando sta bene fisicamente, può essere considerato uno dei migliori centrali del campionato. Petkovic lo aveva colpevolmente accantonato e persino escluso dalla lista Uefa. Reja lo ha perso per infortunio e spera di poterlo recuperare presto. Forse sarà convocabile per la trasferta di Livorno. Ne deve fare a meno da due mesi e si è rivelata un’assenza pesantissima. Il brasiliano fu costretto a uscire per uno stiramento durante il secondo tempo della partita contro il Sassuolo all’Olimpico, era il 23 febbraio. La Lazio conduceva per 1-0, quella partita finì 3-2. Una delle prime mosse di Edy, appena Lotito lo ha richiamato a Formello, era stata quella di riallestire la coppia Biava-Dias. Il tandem ha tenuto per sette giornate di fila in campionato e in quel periodo la squadra biancoceleste ha incassato appena 6 gol. Da quando è uscito il brasiliano, nelle successive dieci partite, la squadra biancoceleste ha subìto 21 reti. C’è una bella differenza.

Cartellini rossi. Un altro fattore ha pesato in modo determinante e si tratta delle espulsioni che nell’ultimo periodo hanno penalizzato fortemente la Lazio. Quattro in cinque partite, otto dall’inizio del campionato. Al San Paolo l’albanese Cana è stato espulso prima che si scatenasse Higuain con una tripletta. Sabato all’Olimpico il gol di Immobile è arrivato dopo la doppia ammonizione di Novaretti. Contano gli infortuni e si è visto bene cosa è successo con l’assenza di Konko. Cavanda si sta perdendo, non è mai stato un mostro di attenzione nella fase difensiva, adesso neppure è lontano parente dell’esterno apprezzato nella passata stagione. La Lazio, con il doppio cambio e l’ingresso di Felipe Anderson e Postiga, era totalmente scoperta sulla fascia destra quando Novaretti ha atterrato Darmian con una spallata rimediando il secondo cartellino giallo. L’eccesso di nervosismo è figlio di un campionato condizionato dalla falsa partenza e condotto negli ultimi mesi con l’obbligo di dover sempre vincere per risalire la classifica.

Scarsa attenzione. La squadra dimostra poca maturità e convinzione. Si fa rimontare. Si abbassa troppo quando va in vantaggio, riprende a giocare dopo aver preso il gol. Con il Torino, per due volte, ha gestito male il vantaggio. Sull’1-1 firmato da Kurtic, tutta la difesa guarda il pallone attraversare l’area. Radu non è reattivo e Lulic non fa la diagonale, perdendo la marcatura dello sloveno. Ancora il bosniaco, sul calcio d’angolo battuto da El Kaddouri, lascia tirare al volo Tachtsidis per il gol del 2-2. Disattenzioni pesanti e imperdonabili in un confronto diretto per l’Europa League sul traguardo di fine campionato.

Corriere dello Sport

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