Un altro esame per la Lazio di Petkovic. Torna in trasferta dopo le tre sberle di Napoli sul campo di un orgoglioso Pescara che ha trasformato la normale sfida di oggi nella partita dell’anno. Tutto per colpa di una rivalità antica tra le tifoserie più da una parte che dall’altra ma i pescaresi, in duemila ieri al campo d’allenamento, hanno chiesto alla loro squadra di fermare la corsa biancoceleste nell’alta classifica. Città blindata, più agenti che tifosi laziali (per paura hanno disertato la «passeggiata» a Pescara) e un arbitro De Marco che dovrà dimostrare di saper tenere la gara in pugno nonostante precedenti preoccupanti. Dunque, Lazio a caccia di una vittoria che la mantenga al terzo posto, Pescara voglioso di proseguire la straordinaria serie positiva con sette punti nelle ultime tre partite dopo gli stenti iniziali che facevano presagire un inevitabile ritorno negli inferi. Da cenerentola della serie A in dieci giorni la banda di Stroppa è resuscita dando confortanti segnali di vita. Non ci saranno Weiss (preziosi i due gol segnati a Palermo e Cagliari) e Zanon squalificati, gli infortunati Cosic, Crescenzi e Modesto, per il resto il tecnico, ex centrocampista della Lazio negli anni di Zoff allenatore, potrà schierare tutti i migliori a cominciare dal croato Vukusic senza dimenticare il «romanista» Caprari e gli stagionati ma sempre utili Terlizzi e Colucci. Petkovic ritrova la Lazio migliore dopo la notte di Europa League dove si era affidato a un turn-over che aveva coinvolto Marchetti, Biava, Lulic, Ledesma, mauri e Klose tenuti a riposo proprio pensando all’impegno di Pescara. L’allenatore slavo non vede problemi ambientali o meglio spera che la sua creatura li trasformi in energia positiva: «Dobbiamo prendere tutto in modo positivo, come un supplemento per motivazione, un obbligo per dare qualcosa di più. La partita sarà molto difficile non solo per l’avvversario. Siamo nello sport e nel calcio che deve divertire la gente, non bisogna dare importanza a queste cose. Non mi preoccupa niente ma sono un po’ prudente per l’inizio della partita, il Pescara ha dimostrato il suo valore e ha giocatori giovani che hanno fame. Dobbiamo dimostrare dal primo minuto che siamo capaci di tenerli e che siamo padroni in campo». Il tecnico rende poi merito a Candreva anche in ottica nazionale con Prandelli che continua a tascurarlo a vantaggio di altri elementi che fanno panchina nelle rispettive formazioni: «Sta giocando molto bene. Ha tanti margini di miglioramento, ma è un giocatore polivante con delle caratteristiche che fanno bene per il calcio moderno. Lui deve continuare così sul campo ma poi sono altri che decidono», Non ci sarà spazio per Ciani che contro il Maribor non ha convinto il tecnico slavo. Petkovic non si nasconde. «Il francese non ha fatto una prestazione cosi buona come contro il Genoa, io ho fiducia in lui, ho pazienza, diventerà importante per la Lazio». Non oggi perché a Pescara ci saranno i vecchietti Dias e Biava a contrapporsi alla gioventù del Pescara che si affida a due ’93 come gli interessanti Quintero e Caprari. Il tecnico della Lazio annuncia anche novità tattiche: il modulo visto finora potrebbe essere cambiato. «Già un mese fa – spiega il tecnico – volevo provare altre soluzioni rispetto allo schema attuale (il 4-1-4-1, ndr) ma non ho avuto giocatori a disposizione e anche adesso sarà difficile: probabilmente 9 o 10 andranno in nazionale, ho in mente un piano B che potrebbe diventare A». Intanto oggi c’è da battere il Pescara per proseguire la marcia in campionato e confermare quando di buono visto in questo primo scorcio di campionato. Ma di fronte ci sarà un avversario tosto e pronto a regalare ai propri tifosi una piccola impresa sportiva sognata da vent’anni, da quel 2-3 griffato dalle prodezze di Gascoigne e Signori. Erano altri tempi, un’altra Lazio che stava preparandosi all’opulenza cragnottiana, era un Pescara ormai dimesso che si avviava a vivere anni bui tra serie B e C. Stavolta sarà tutto diverso, Petko spera che il risultato sia lo stesso dell’ultima gita in riva all’Adriatico.
Luigi Salomone
Il Tempo
