Lazio, Djordjevic è sempre più grande

Cinque gol, il bottino è aumentato. Cinque gol in sette presenze, ma i minuti di gioco sono stati 488 per gli amanti della precisione. Filip Djordjevic migliora le sue medie, segna in A ogni 98 minuti (prima della pausa segnava una rete ogni 100 minuti). Nella classifica dei marcatori è alle spalle di Callejon (un gol ogni 88 minuti), Honda (un gol ogni 91 minuti) e Tevez (un gol ogni 88 minuti): tutti e tre comandano la graduatoria avendo realizzato sei reti. Djordjevic è sulla scia dei migliori e vive la prima annata italiana. I gol li ha trovati all’improvviso, li ha firmati a raffica, sono arrivati uno dietro l’altro. Ha segnato reti di ogni tipo, di potenza e di classe. Cinque reti in sette giornate, non era mai partito così forte in Ligue 1, ci era riuscito solo in Ligue 2 (annata 2012-13), segnò 5 gol nelle prime 6 giornate (alla fine realizzò 20 gol totali). Il bello è che si è scatenato negli ultimi tre turni (tre reti al Palermo, una al Sassuolo, una alla Fiorentina). Djordjevic, a 27 anni, vuole conquistare l’Italia e l’Europa. Ha resistito, non s’è fatto schiacciare dalle pressioni, dalle responsabilità. E’ stato sempre decisivo, in un modo o nell’altro. Lo fu a Milano, entrò e provocò l’autorete di Alex. A Genova, per esempio, fu frenato dalla sfortuna (traversa). Sono tanti gli episodi da raccontare, ma più di tutto valgono i gol segnati, le prodezze realizzate. Djordjevic ha avuto un potere speciale, ha fatto accomodare in panchina un certo Miro Klose, campione del mondo in carica, campione di ogni record. E’ vero, la staffetta era prevista, ma ad un certo punto non è stata scontata. Il presente e il futuro sono di Filip, lo dicono i fatti, lo dicono i numeri, lo dicono tutti.

Il profilo e i sogni
Roma – E’ fidanzato con Jovana, è una modella serba. A Roma ha portato Bum Bum, è il suo fedele amico, si tratta di un Bull Dog inglese. Filip Djordjevic non fa parte dello star system, vive in un appartamento, a Vigna Stelluti, è vicino di casa di Cristian Ledesma (nella stessa zona abitano anche Lulic e Novaretti). E’ un ragazzo umile, gentile, disponbile, non ha grilli per la testa, ha voglia di imporsi, di vincere, di conquistare l’Europa. Djordjevic s’è ambientato subito a Roma e a Formello, è stato accolto benissimo, è merito del suo atteggiamento, della sua educazione. Non s’è mai sentito una star, non fa parte del suo carattere. I goleador, accade spesso, sono costantemente sotto la luce dei riflettori e bisogna saperci stare. Djordjevic non ha grilli per la testa e non ha abitudini stravaganti. A Roma ha trovato Dusan Basta, un altro nazionale serbo. Sono grandi amici, si frequentano anche fuori dal campo. E’ nato un bel feeling con Senad Lulic, a Formello spesso arrivano insieme in macchina. Djordjevic ha una Jeep, ha firmato un contratto di quattro anni con la Lazio. Ha scelto Roma, ha scelto la maglia biancoceleste, avrebbe potuto scegliere tante altre destinazioni, non l’ha fatto. Filip diede la sua parola a Lotito e Tare, l’ha sempre confermata, non ha mai cambiato idea. Ha tanti sogni, li vive anche con la Serbia, vuole conquistare la qualificazione ad Euro 2016 (il torneo si disputerà in Francia, nel Paese che l’ha lanciato da un punto di vista calcistico). Djordjevic è un personaggio normale, ma non banale. In tempi strani un po’ di sana normalità può fare solo bene a se stesso e alla Lazio.

Le qualità assolute
Roma – Un toro. La prima impressione, dopo averlo visto, fu questa. Filip Djordjevic, l’attaccante col fisico bestiale. E’ abituato a lavorare tanto in palestra e l’infortunio subito a Nantes, negli ultimi mesi di militanza, lo costrinse ai lavori forzati (è diventato ancora più muscoloso). E’ un centravanti mancino, ha movimenti eleganti, ha proprietà di palleggio, è dotato di un tocco morbido, i gesti tecnici li ha già messi in mostra. Filip Djordjevic è un attaccante diverso, sì diverso. La diversità sta nella capacità di legare il gioco dei compagni, non solo nel finalizzarlo. Djordjevic presidia e attacca l’area di rigore, sa prendere posizione e vede il gioco come pochi bomber. E’ un centravanti con l’intelligenza da centrocampista, non è egoista, sa segnare, fa segnare, l’ha dimostrato. E se gli esterni d’attacco riuscissero a servirlo sempre (quando ci riesce Candreva, i gol arrivano puntualmente), le feste sarebbero continue. Djordjevic chiede palloni, chiede combinazioni. Accadeva anche in ritiro, ad Auronzo di Cadore. L’intesa con Mauri fu immediata, si riconoscevano al volo. Lo stesso è successo con Candreva, quando i due si sono incontrati in campo. Djordjevic aspettava i cross di Antonio, li sognava sin dai primi giorni vissuti da promesso sposo biancoceleste (era ancora a Nantes, ma il suo passaggio alla Lazio era ufficiale). Djordjevic crescerà ancora, è esploso nelle ultime giornate, ha trovato continuità sotto porta. E’ un attaccante ideale, moderno. Fisico, tecnica, fiuto, non gli manca niente. Ed è giovane, ha 27 anni, non è costato un euro, è arrivato a parametro zero. E’ un acquisto d’oro, vale già 12 milioni e forse di più.

I paragoni con gli ex
Roma – La prima domanda è nata spontaneamente: a chi somiglia Filip Djordjevic? Si sono scatenati i paragoni, si sono esibiti in tanti, il concorso ha riguardato ex di ogni tipo, attaccanti e protagonisti di altri ruoli. Bobo Vieri, è stata questa la risposta principale. Filip Djordjevic, per tanti esperti, somiglia all’ex attaccante laziale. Lo ha detto anche Stefano Pioli di recente, s’è unito al coro. Il gioco dei paragoni ha coinvolto Bruno Giordano, dopo la tripletta firmata dal serbo a Palermo l’ex bomber biancoceleste disse: «Djordjevic mi ha dato l’idea sin da subito di essere un giocatore di buona personalità, uno cattivo al punto giusto. Non ha patito l’emozione e anche se non era andato in gol aveva dimostrato di essere un attaccante che fa presenza in area di rigore. Speriamo che questi tre gol lo facciano diventare un grande acquisto». Il Corriere dello Sport-Stadio aveva interpellato Hernan Crespo, l’idolo di Djordjevic: «Ho visto come si muove, come attacca l’area di rigore, ha anche un buon tiro. E il secondo gol segnato a Palermo è stato di ottima fattura, mi è piaciuto molto. Cosa mi ha colpito di più? Il modo in cui ha attaccato lo spazio, il movimento, il modo in cui ha scartato l’avversario e ha puntato la porta, ha mirato nell’angolo alla sua sinistra. Ha dimostrato varie qualità», dichiarò l’attuale allenatore della Primavera del Parma. Ciccio Colonnese era stato chiarissimo: «Djordjevic è una bestia fisicamente, ha grande potenza, è un ottimo attaccante. Si è inserito al meglio, anche in altre partite aveva fatto bene. Somiglia molto a Vieri come fisicità e modo di correre». Djordjevic, il Vieri serbo. L’etichetta è stata scelta, ma Filip vuole essere giudicato per i suoi colpi.


Corriere dello Sport

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