LA RINASCITA, la Nazionale, la crisi, il caso. A Marchetti è successo di tutto negli ultimi tre anni: nell’agosto 2011 la Lazio lo “libera” dalla prigionia di Cagliari (Cellino lo aveva messo fuori rosa) e lo rilancia. È subito determinante, le sue parate valgono come i gol di Klose. Si conferma anche nella seconda stagione: protagonista in campionato (memorabili le sue prestazioni contro la Juve) e nella finale di Coppa Italia vinta con la Roma. A febbraio Prandelli è “costretto” a chiamarlo di nuovo in Nazionale. Ma lo scorso ottobre, a Napoli contro l’Armenia, iniziano i guai. L’Italia pareggia per colpa di due sue disattenzioni: iniziano a sgretolarsi le certezze. Anche nella Lazio, complice un infortunio alla coscia a fine 2013, lascia il posto a Berisha. L’albanese si dimostra forte e affidabile. Marchetti nel tunnel, insomma. E quando sembra sul punto di rientrare, tra misteriosi problemi intestinali (emblematico il forfait a pochi minuti dal fischio d’inizio a Udine) e presunta pubalgia, continua invece a restare fuori. «Tornerà tra una decina di giorni», diceva Reja sabato scorso. Poi però lo schiera già il giovedì successivo nella partita più importante della stagione, quella da dentro o fuori con il Ludogorets: un disastro. Due suoi errori condannano la Lazio all’eliminazione. Il tecnico assicura che lui resta il titolare, ma per Firenze è in dubbio. L’allenatore parlerà con il portiere per capire la condizione psicologica, poi deciderà se schierare lui o Berisha. Sicuramente ci sarà Candreva: «Ora ci è rimasto solo il campionato: sono tutte finali, non possiamo più sbagliare».
Marco Ercole
Repubblica
